i "Carracci"


Carracci Ludovico (1555-1603)

Carracci Agostino (1557 - 1602)

Carracci Annibale (1560 - 1609)

Fondatori a Bologna nel 1582 dell’ Accademia dei Desiderosi, “delli desiderosi per lo desiderio ch'era in tutti d'imparare”, come disse il teorico Giovan Pietro Bellori. Non si trattava di un'istituzione regolamentata dall'alto, con maestri che istruivano allievi secondo dogmi prefissati, ma di un luogo di libera sperimentazione e di riflessione critica, nel quale dedicarsi non solo allo studio delle opere dei maestri, ma soprattutto ad una costante esercitazione sul naturale, sul disegno dal vero, sulla verifica della realtà nei suoi molteplici aspetti. L'atmosfera, la formula dell'Accademia erano quelle dell'aiuto reciproco e della mutua collaborazione. Non esistevano rivalità tra i fondatori: Ludovico, Agostino e Annibale Carracci si offrivano gli uni agli altri come modelli e si scambiavano idee. Agostino era il più colto dei tre e il suo apporto all'Accademia fu di tipo essenzialmente teorico; Ludovico era meno intellettuale del cugino e fornì un contributo soprattutto tecnico-pratico; il più importante e famoso, infine, Annibale, dotato di più forte personalità e di grandi capacità artistiche, affermava: “Noi altri dipintori habbiamo da parlare con le mani”, inserendosi nell'Accademia più con l'esempio che con la teoria. I tre Carracci, anche se profondamente diversi tra loro, riuscirono comunque a rendere l'Accademia un'istituzione con un indirizzo comune e omogeneo, promuovendo lo studio e l'approfondimento non solo delle arti figurative, ma anche della letteratura, della musica e di numerose altre attività artistiche e culturali. Sono proprio i principi ideali dell'antica Accademia dei Desiderosi quelli che si vogliono recuperare in questo centro culturale, proponendo un punto di riferimento per i “desiderosi di imparare”, un'occasione per tutti coloro che vogliono approfondire i propri interessi, ma anche socializzare, collaborare, confrontarsi e, magari, divertirsi. Dal 1590 venne chiamata l’ Accademia degli Incamminati. In questa accademia gli artisti potevano disegnare  dal vero i modelli nudi, proibiti dalla Chiesa in pieno spirito della Controriforma. La nascita di questa e altre accademie comunque sta ad indicare il desiderio degli artisti di essere considerati alla pari di poeti e musicisti e non più solo come  semplici artigiani. Con il rigetto delle espressioni artificiose e degli eccessi del manierismo, con il ritorno della pittura alla natura e alla storia anticiparono la nascita del Barocco.


Ludovico Carracci (Bologna 1555 - 1619)


Cugino più anziano dei fratelli Annibale e Agostino Carracci con i quali fondò nel 1582 a Bologna l’Accademia dei Desiderosi. Movendo da una forte consapevolezza teorica, si fece interprete con le proprie opere del programma di riforma artistica propugnato dalla scuola che, ispirandosi ai maestri deIl’arte rinascimentale e rigettando le espressioni artificiose del manierismo, sosteneva un ritorno alla natura e alla storia e affermava Ia necessità dello studio dal vero.

Giocatori di scacchi (1590, Berlino,  Staatliche Museen)


Il sogno di Santa Caterina d'Alessandria (1593, Washington, National Gallery of Art)


 

 


Agostino Carracci (Bologna 1557 - Parma 1602)


Pittore e incisore, svolse all’interno dell’Accademia fondata con fratello minore Annibale e il cugino Ludovico, un ruolo soprattutto teorico e didattico. Delle sue opere ricordiamo  incisioni e  decorazioni di un salone a Palazzo Fava a Bologna, con le Storie di Giasone (1583.1584). Influenzato soprattutto dagli artisti di Venezia e Parma, Agostino dipinse verso il 1592 la Comunione di San Gerolamo (Pinacoteca Nazionale, Bologna), significativo esempio del classicismo propugnato dall'Accademia dei Carracci. Con una cortigiana veneziana ebbe un figlio  CARRACCI  ANTONIO (1583-1618)  spesso confuso con gli altri membri della famiglia. La sua opera, invece, comprende dipinti da cavalletto molto interessanti.

Comunione di San Gerolamo (1592, Bologna, Pinacoteca Nazionale)

 


Annibale Carracci (Bologna 1560 - Roma 1609)


Autoritratto

L‘arte di Annibale testimonia il superamento degli eccessi del manierismo, preannunciando la nascita del barocco. Tra il 1588 e il 1592 disegnò ed eseguì il ciclo di affreschi delle Storie di Romolo nel Palazzo Magnani (oggi Salem) a Bologna, che costituisce una sorta di manifesto artistico dei Carracci. Con quest’opera Annibale è riconosciuto come il più dotato della famiglia. Tra i suoi dipinti ad olio si ricordano La bottega del macellaio (1583, Christ Church, Oxford), Il mangia fagioli (1583-1584, Galleria Colonna, Roma) e l’Assunzione della Vergine (1592, Pinacoteca Nazionale, Bologna). Nel 1595 fu chiamato a Roma per eseguire la decorazione della Galleria di Palazzo Farnese: i magnifici affreschi del soffitto (1597) sono considerati il suo capolavoro. All'interno di un impianto architettonico dipinto si ammirano, tra l’altro, undici affreschi che paiono grandissimi quadri con cornici decorate, nei quali sono rappresentati, nelle forme di un’umanità idealizzata, soggetti mitologici e scene d’amore tra divinità pagane narrate da Ovidio. La decorazione, chiaramente ispirata alla volta della Sistina e concepita sul modello raffaellesco delle Stanze Vaticane, comprende nella parte centrale il magnifico Trionfo di Bacco e Arianna. Gli affreschi, terminati nel 1604, suscitarono grande scalpore riscuotendo ammirazione nel mondo artistico romano, anticipando la pittura decorativa barocca.

Il mangia fagioli (1583-1584, Roma, Galleria Colonna)


Venere, Adone e Cupido (1595, Madrid, Museo del Prado)


Compianto sul Cristo morto (1606, Londra, National Gallery)

 


Orazio Gentileschi (Pisa 1562 circa - 1639)


Soprannome di Orazio Lomi, pittore caravaggista italiano formatosi nell’ambiente manierista fiorentino, trasferitosi nel 1576 a Roma dove conobbe Caravaggio. L’influenza del naturalismo caravaggesco è già riconoscibile nei quattro Angeli musicanti, affrescati nella Chiesa della Madonna dei Monti (1599), e si affina negli affreschi di Palazzo Pallavicini (1611-1612), nel Battesimo di Cristo di Santa Maria della Pace (1605 circa), nei dipinti con San Francesco e l’Angelo (in due versioni, una conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Antica a Roma e una esposta al Prado di Madrid), nel David della Galleria Spada di Roma. Gentileschi elaborò uno stile preciso e luminoso, caratterizzato da nitidezza di forme, rilievo di volumi, finezza della linea, in composizioni equilibrate. Tra le sue opere più rappresentative si ricordano i Tre santi martiri (Brera, Milano), Davide dopo la morte di Golia (National Gallery, Dublino), Giuseppe e la moglie di Putifarre (Hampton Court, Londra) e il Riposo durante la fuga in Egitto (in diverse versioni realizzate durante un soggiorno londinese nel 1626, di cui ricordiamo quella del Louvre a Parigi e quella conservata presso il Kunsthistorisches Museum a Vienna).

Sua allieva fu la figlia    Artemisia Gentileschi (Roma 1593 circa - Napoli 1651 circa).     

Un saggio del 1916 di Roberto Longhi, storico e critico d'arte, intitolato Gentileschi padre e figlia ha riportato all'attenzione della critica la statura artistica di Artemisia Gentileschi nell'ambito dei caravaggeschi nella prima metà  del XVII secolo. Longhi esprimeva nei confronti di Artemisia, in tono forse involontariamente misogino, il seguente giudizio: «l'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità...».

Nella lettura effettuata del dipinto più celebre di Artemisia, la Giuditta che decapita Oloferne della Galleria degli Uffizi, Longhi scriveva:

« Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d'un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato […] Ma - vien voglia di dire - ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo? »

ed aggiungeva:

« ... che qui non v'è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l'impassibilità ferina di chi ha dipinto tutto questo ed è persino riescita a riscontrare che il sangue sprizzando con violenza può ornare di due bordi di gocciole a volo lo zampillo centrale! Incredibile vi dico! Eppoi date per carità alla Signora Schiattesi - questo è il nome coniugale di Artemisia - il tempo di scegliere l'elsa dello spadone che deve servire alla bisogna! Infine non vi pare che l'unico moto di Giuditta sia quello di scostarsi al possibile perché il sangue non le brutti il completo novissimo di seta gialla? Pensiamo ad ogni modo che si tratta di un abito di casa Gentileschi, il più fine guardaroba di sete del '600 europeo, dopo Van Dyck »

(Roberto Longhi, Gentileschi padre e figlia, in "L'Arte", 1916)

Artemisia Gentileschi - Giuditta che decapita Oloferne (Firenze, Galleria degli Uffizi) 


La suonatrice di liuto (1626, Washington, National Gallery of Art)

La visione di Santa Francesca Romana (1615-1619, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche)

 


i "Procaccini"


Famiglia di pittori italiani attivi tra il XVI e il XVII secolo soprattutto in Emilia e in Lombardia. Il capostipite della famiglia, padre di Camillo, Carlo Antonio e Giulio Cesare, fu PROCACCINI ERCOLE IL VECCHIO (Bologna 1520 - Milano 1591).

 

PROCACCINI CAMILLO (Bologna 1551 - Milano 1629)

Il suo stile affiancò al gusto tardo-manierista un classicismo dai colori caldi suggeriti dalla pittura del Correggio. Ricordiamo il Martirio di Sant’Agnese (1590, collezione Borromeo Isola Bella).

 

PROCACCINI CARLO ANTONIO (Bologna 1571 - Milano 1630)

Fu noto come pittore di nature morte e paesaggi dipinti in stile fiammingo. A Milano collaborò in Duomo al ciclo dei Fatti di San Carlo.

 

PROCACCINI GIULIO CESARE (Bologna 1574 - Milano 1625)

Fu l‘artista più significativo di famiglia. A Milano, per Ia Chiesa di San Celso, realizzò gli affreschi delle cappelle della Pietà e dei Santi Nazaro e Celso. Ricordiamo la Madonna con Bambino e Angelo (Galleria Nazionale di Capodimonte, Napoli), I’Ultima Cena (Annunziata del Guastato, Genova), Costantino riceve gli strumenti della passione (1620, Castello Sforzesco, Milano).

Giulio Cesare Procaccini - Natività


PROCACCINI ERCOLE il GIOVANE (Milano 1596 - 1676)

Figlio di Carlo Antonio, assunse Ia direzione della bottega dello zio Giulio Cesare. Lo ritroviamo fra i pittori del Seicento barocco.


Caravaggio (Caravaggio o Milano 1571 circa - Porto Ercole 1610)


Soprannome di Michelangelo Merisi, maestro della pittura naturalista del XVII secolo. Caravaggio è artista famoso in tutto il mondo per la sua straordinaria capacità di costruire la composizione attraverso la luce e l’ombra: principalmente al chiaroscuro e ai contrasti di colore è affidato, infatti, il ruolo di indagare e modellare ogni cosa - gesti, movimenti, atteggiamenti - rilevando l’intima drammaticità del reale. Nato probabilmente a Caravaggio, dopo un periodo d’apprendistato a Milano presso Ia scuola di Simone Peterzano, si recò a Roma nel 1592. Inizialmente lavorò presso un pittore siciliano di «Opere grossolane» e in seguito nella bottega del Cavalier d’Arpino che gli valse I’introduzione negli ambienti più colti e nobili della città, nei quali si coltivava Ia passione per le arti in genere. Risalgono a questi anni opere molto espressive come il Bacchino malato (1591, Galleria Borghese, Roma), Concerto di giovani (1591-1592, Metropolitan Museum of Art, New York), Ragazzo morso da un ramarro (1593, Collezione Longhi, Firenze), le due versioni della Buona ventura (1594, Musei capitolini, Roma e Louvre, Parigi), Bacco (1595 circa, Uffizi, Firenze), Canestro di frutta (1596, Pinacoteca Ambrosiana, Milano), Amore vittorioso (1598 -1599, Staatliche Museen, Berlino), Giuditta e Oloferne (1595 -1596, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Roma). Nei quadri del periodo giovanile l’arte di Caravaggio si esprime in composizioni molto simboliche e provocatorie che attraverso la malinconica sensualità dei soggetti, evocano uno struggente senso dell’effimero o un drammatico sentimento religioso. I fiori e le nature morte, i particolari dei vasi di vetro, dei capelli e delle unghie   sono resi con una precisione minuziosa e con un’attenzione tecnica pari a quella riservata alle figure molto espressive. Caravaggio non usava mai disegni preparatori, ma dipingeva dal vero prendendo come modelli persone spesso scelte tra il popolo: Ia natura era la sua fonte privilegiata d'esperienza. Di qui l’eccezionale resa delle luci, delle ombre e dei riflessi, che descrivono ogni particolare della fisionomia, ogni espressione, ogni singolo gesto delle figure rappresentate. Intorno al 1596, quando andò a vivere presso il Cardinale Del Monte, suo profondo ammiratore e collezionista, Caravaggio realizzò quadri più complessi, nei quali ancora più esplicitamente è indagata la psicologia dei personaggi (Cena in Emmaus, National Gallery di Londra; Medusa, Uffizi di Firenze).  Tra il 1597 e il 1598 furono commissionati a Caravaggio i dipinti per Ia cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Le tre scene della Vita di San Matteo, qui realizzate, indicano un gran rinnovamento della pittura religiosa: rappresentando gli episodi sacri come scene di vita quotidiana e ritraendo personaggi come gente umile e semplice (nella Vocazione di San Matteo, dipinta tra il 1598 e il 1601, Matteo sembra più un contadino che un santo), Caravaggio abbandonò l’iconografia tradizionale, idealizzante, per sostituirvi una visione realistica e molto drammatica. Ormai famoso, l’artista ricevette nel 1601 una seconda importante commissione per Santa Maria del Popolo la Crocifissione di San Pietro e La caduta di Saulo (o Conversione di San Paolo). Risalgono, inoltre, a questo periodo i dipinti Deposizione (1602 - 1604, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano), Madonna del serpe (1605, Galleria Borghese, Roma), Morte della Vergine (1605 circa, Louvre, Parigi), e Ia seconda versione della Cena in Emmaus (1606, Brera, Milano). Se sul versante artistico e professionale, la fortuna sembrava ormai arridere al Caravaggio, la vita privata dell’artista era invece sicuramente turbolenta, segnata da una sequela di risse, arresti e rilasci su garanzie di persone altolocate; infine, a seguito dell’omicidio di un avversario al gioco della pallacorda, Caravaggio fu condannato a morte. Rifugiatosi a Napoli, l’artista dipinse nel 1607 le Sette opere della Misericordia per la chiesa del Pio Monte della Misericordia e la Flagellazione di Cristo nella chiesa di San Domenico Maggiore. Verso il 1608, fu a Malta dove fu investito del titolo di Cavaliere e nell‘isola dipinse Ia Decollazione del Battista (Duomo, La Valletta ), il quadro più grande di tutta Ia sua produzione e l’unico ad essere firmato. Tornato in Italia, fu rinchiuso nel Castello di Sant’Angelo in Roma, ma in attesa dei processo fuggì a Siracusa dove eseguì il Seppellimento di Santa Lucia (1608 - 1609, chiesa di Santa Lucia, Siracusa); l’opera è considerata innovativa soprattutto per Ia rappresentazione dello spazio: due uomini possenti in primo piano si accingono a coprire di terra il fragile corpo della Santa, mentre sullo sfondo nudo e freddo le figure degli astanti appaiono come schiacciate. Da Siracusa, Caravaggio si recò a Messina dove dipinse Ia Resurrezione di Lazzaro (1609, Museo Nazionale, Messina), a Palermo e poi di nuovo a Napoli, dove fu aggredito e gravemente ferito da alcuni sicari. Mentre a Roma il cardinale Gonzaga tentava di ottenere per lui Ia grazia, Caravaggio fu incarcerato a Porto Ercole. Tornato finalmente in libertà, il pittore morì poco dopo a causa di una «febbre maligna».

Ragazzo con cesto di frutta (1593, Roma, Galleria Borghese)


Bacco (1596, Firenze, Galleria degli Uffizi)


Cesto di frutta (1597, Milano, Pinacoteca Ambrosiana)


La cattura (1598, Dublino, National Gallery of Ireland)


San Giovanni Battista (1600, Roma, Musei Capitolini)


Crocifissione di San Pietro (1660, Roma, Cappella Cerasi, Santa Maria del Popolo)


La conversione di San Paolo (1600, Roma, Cappella Cerasi, Santa Maria del Popolo)


Cena in Emmaus (1601-1602, Londra, National Gallery)


La deposizione nel sepolcro (1602-1603, Pinacoteca Vaticana)


Amore vincitore (1602-1603, Berlino, Staatliche Museen)


San Matteo e l'Angelo - L'ispirazione (1602, Roma, Cappella Contarelli, San Luigi dei Francesi)


Madonna di Loreto (1603-1605, Roma, Sant'Agostino)


Morte della Vergine (1606, Parigi, Museo del Louvre)


Madonna con il serpente - Madonna Palafrenieri (1606, Roma, Galleria Borghese)


Le sette opere di Misericordia (1607, Napoli, Chiesa del Pio Monte della Misericordia)


La flagellazione (1607, Napoli, Museo di Capodimonte)


San Girolamo (1607, La Valletta, St. John Museum)


Alof de Vignacourt (1608, Firenze, Galleria Palatina)


La decapitazione di San Giovanni Battista (1608, La Valletta, St. John Museum)

 


Guido Reni (Bologna 1575 - 1642)


Si formò alla scuola fiamminga di Denijs Calvaert che abbandonò dopo nove anni attratto dalla pittura dei Carracci e, in particolare, di Annibale. Ed è proprio partendo dalla lezione carraccesca che sviluppa un equilibrato stile classicheggiante, che ricerca l’ideale perfezione estetica. Alfiere di una pittura colta ed impeccabile, esaltato dai neoclassici e dai contemporanei, Ia sua opera è stata criticata dai moderni che hanno individuato nella sua arte l’aspetto di una non risolta alternativa tra un controllato rigore formale e un’espressione pittorica più libera e aperta. Nel 1600-1603 soggiornò a Roma, in compagnia dell’Albani, ritornandovi nel 1607 dopo aver partecipato a Bologna alla decorazione del chiostro di San Michele in Bosco. A Roma, il cardinale Scipione Borghese gli commissionò opere di notevole impegno, in particolare. l’Aurora (1613-1614) nel casino del Palazzo Pallavicin-Rospigliosi, l’opera sua forse più celebrata, dove vivo è il richiamo a Raffaello e Correggio. Nel 1614 ritornò a Bologna per restarvi fino alla morte, tranne due brevi viaggi a Napoli nel 1622 e un nuovo soggiorno a Roma nel 1627.


Natività (1609-1611, Roma, Palazzo del Quirinale)


Aurora (1614, Roma, Casino Rospigliosi, Palazzo Pallavicini)

Bacco fanciullo (1615-1620, Firenze, Galleria Palatina)


Ecce Homo (1622-1623, Art Gallery of Ontario)



San Michele Arcangelo (1636, Roma, Chiesa di Santa Maria della Concezione)


Adorazione dei pastori (1636, Londra, National Gallery)

Adorazione dei pastori (1640-1642, Mosca, Pushkin Museum)

 


Bartolomeo Schedoni (Modena 1578 - Parma 1615)


E’ stato un pittore italiano del primo barocco attivo soprattutto a Modena alla corte degli Estensi  e, dal 1607, a Parma, dove fu l'artista preferito del duca Ranuccio I Farnese. Il suo lavoro risentì di numerose influenze, soprattutto di quella di Correggio e dei Carracci ma, fino alla fine della sua breve vita, sviluppò un proprio stile caratterizzato da una marcata luminosità, da sentimento poetico e da un uso che si fa notare di brillanti stesure di colore quasi metallico (Le tre Marie al Sepolcro, Galleria Nazionale, Parma). Sebbene le sue opere comunichino sentimenti di tenerezza, ebbe temperamento instabile e violento e si dice sia morto per un 'eccesso di passione' (che forse sta a indicare il suicidio) dopo una notte di pesanti perdite al gioco d'azzardo

Santa Cecilia (Napoli, Museo di Capodimonte