Orazio Borgianni (Roma 1578 - 1616)


Pittore di transizione tra il tardo manierismo e il realismo caravaggesco. Visse a lungo in Sicilia, quindi si trasferì in Spagna (1598-1603). Nelle sue opere di questo periodo si riconosce l’influenza di El Greco e del Tintoretto (Crocifisso, Museo di Belle Arti, Cadice). Rientrato a Roma nel 1603, raggiunse eccellenti esiti prebarocchi (Apparizione della Vergine a San Francesco, 1608, Sezze, Municipio). La sua adesione ai modi del Caravaggio si data verso il 1610 con il San Carlo Borromeo davanti alla Trinità (San Carlino alle Quattro Fontane, Roma) e il San Carlo Borromeo comunica gli appestati (Casa generalizia dei Padri Mercenari, Roma). Capolavoro dell’artista è considerato il dipinto della Sacra Famiglia con Sant’Anna (Galleria nazionale dell‘arte antica, Roma).

Sacra Famiglia con Santa Elisabetta, San Giovannino e un angelo

 (1609, Roma, Galleria dell'Arte antica)

 


Francesco Albani (Bologna 1578 - 1660)


Allievo del Calvaert, passò in seguito con il Reni alla scuola dei Carracci. Dopo aver preso parte alla decorazione di palazzo Fava, lavorò tra il 1601 e il 1602 a Roma, ove eseguì affreschi in Santa Maria della Pace e in palazzo Verospi; Iavorò anche a Bassano di Sutri, in palazzo Giustiniani, accostandosi progressivamente a forme e cadenze raffaellesche. Nei quadri predilesse allegorie e idilli mitologici, elegantemente rievocati su sfondi di paesaggi arcadici, volgendosi maggiormente al cromatismo dei pittori veneti: Tondi Borghese (Roma, Galleria Borghese), i Quattro elementi (Pinacoteca di Torino), Danza degli amorini (Milano, Brera), Diana e Atteone e Venere e Adone (Galleria Borghese), Paesaggi tasseschi (Roma, Galleria Colonna). A Bologna Iasciò affreschi in Santa Maria di Galliera e grandi pale d`altare (Pinacoteca, chiese dei servi e San Bartolomeo).

Sacra Famiglia (1630-1635, Firenze, Galleria Palatina)

 


Cristoforo Roncalli detto "Pomarancio il vecchio"

(Pomarance, Volterra 1522 - Roma 1626


Soprannome di Cristoforo Roncalli, fu scolaro a Roma di Niccolò Pomarancio e sotto Gregorio XIII decoratore delle Logge e della Galleria Vaticana e della Sala Vecchia al Quirinale (1583-1585). La sua opera migliore è la ricchissima decorazione della volta della sala del Tesoro nella Santa casa di Loreto (1606-1610). ll suo stile fu influenzato sia dal tardo manierismo, sia dalle tendenze barocche dei seguaci dei Carracci.

 


Bartolomeo Manfredi (Ostiano di Mantova 1582 - Roma 1624)


Allievo del Pomarancio, dal 1610 entrò nella cerchia di Caravaggio. Diffuse Ia sua poetica presso gli artisti nordici e Ia pittura, soprattutto immagini di genere, è desunta dal repertorio caravaggesco: vivacità fisionomica delle figure e accesa cromia dei costumi. Di tutti i suoi dipinti, il più noto è il Concerto che si trova nella galleria Vasari agli Uffizi, Firenze.

 


Bernardo Strozzi (Genova 1581 -  Venezia 1644)


Detto  il Cappuccino o il Prete Genovese. Avviato agli studi letterari, divenne frate cappuccino nel 1598, poco più tardi, stanco del convento, si fece prete. Nel 1630, dopo essere stato imprigionato in circostanze poco chiare, pare in seguito al rifiuto di rivestire l’abito talare, abbandonò definitivamente la città natale e si stabilì a Venezia. Sull’esempio dei Baroccio e di Rubens, l’artista arricchì sempre più la materia pittorica delle sue opere con stesure cromatiche dense e calde, maggior luminosità e ricerca d’atmosfera, scioltezza e sicurezza di tocco. Tali qualità trovarono a Venezia, a contatto diretto con le opere dei massimi maestri veneziani del Cinquecento, il terreno più adatto per uno sviluppo rigoglioso, mantenendo I’inclinazione a volgere anche i soggetti sacri in «scene di genere». Ricordiamo alcuni dipinti più famosi: la Visitazione (Varsavia, Museo Nazionale), San Sebastiano (Venezia, San Benedetto), la Carità di San Lorenzo (Venezia, San Nicolò dei Tolentini), Il pifferaio e La cuoca (Genova, Galleria di Palazzo Rosso).


La cuoca (1625, Genova, Galleria di Palazzo Rosso)


Suonatore di liuto (1630-1635, Vienna, Kunsthistorisches  Museen)


Ritratto di una Cavaliere di Malta (? Milano, Pinacoteca di Brera)

 


Domenico Zampieri detto il Domenichino 

(Bologna 1581 - Napoli 1641)


Dopo un primo apprendistato presso il pittore fiammingo di corrente tardo-manierista Denijs Calvaert detto in Italia Dionisio Fiammingo (Anversa 1540 - Bologna 1619), entrò nella scuola dei Carracci, seguendo nel 1602 Annibale per la decorazione della Galleria del Palazzo Farnese. Un certo rigido ossequio alle regole accademiche, gli procurò l'ammirazione dei neoclassici ed è palese soprattutto nelle tele di soggetto sacro. Ricordiamo la Comunione di San Girolamo (Roma, Pinacoteca Vaticana), la Liberazione di San Pietro (Roma, San Pietro in Vincoli), La caccia di Diana, La Sibilla (Roma, Galleria Borghese) e Il guado (Roma, Galleria Doria Pamphili). Nel 1630 si recò a Napoli per eseguire affreschi nella Cappella del tesoro del duomo, ma fu avversato dall'inimicizia degli artisti locali.


L'adorazione dei pastori (1612, Edimburgo, National Gallery of Scotland)

La Sibilla (1616-1617, Roma, Galleria Borghese)

 


Carlo Saraceni (Venezia 1585 - !620)


Si trasferì a Roma nel 1600, dove con il Gentileschi e Adam Elsheimer  - un pittore e disegnatore tedesco attivo  per la maggior parte della sua vita a Roma - fu tra i primi pittori sensibili alla lezione caravaggesca (Riposo nella fuga in Egitto, Eremo dei Camaldolesi a Frascati). ll realismo del Caravaggio risulta attenuato dal gusto per un maggior intimismo e da un tipo di colore e luce di chiara origine veneta (Giuditta con la testa di Oloferne, Vienna, Kunsthistorisches Museum). L'artista tornò a Venezia nel 1619, dove iniziò un gruppo di tele per il Palazzo Ducale, compiute in seguito dal suo amico J. Lecrerc.

Il riposo durante la fuga in Egitto (1606, Frascati, Eremo dei Camaldolesi)

 


Fetti o Feti Domenico (Roma 1589 circa - Venezia 1624)


A Roma studiò con Lodovico Cardi detto il Cigoli (1559-1613), pittore e architetto, ma si interessò soprattutto alle ricerche luministiche dei caravaggeschi e guardò alle opere del Borgianni e di Elsheimer. Nel 1613 fu nominato pittore di corte dei Gonzaga. Inviato a Venezia nel 1621 con l'incarico di acquistare opere d'arte per la collezione degli stessi Gonzaga, rimase affascinato dall'ambiente artistico della città lagunare e vi si stabilì definitivamente. Le sue opere più felici appartengono agli ultimi anni quando, abbandonata del tutto la pittura monumentale, egli seppe trovare la misura adatta al suo estro brioso e irrequieto in piccole composizioni raffiguranti parabole evangeliche. Tra le tante tele di questo maestro, considerato con Lyss e Strozzi, il maggior continuatore della tradizione pittorica veneziana del Cinquecento e anticipatore del Settecento, si ricordano le Quattro storie di Cristo (Firenze, Galleria Corsini) e le varie versioni della Malinconia (Parigi, Louvre - Venezia, Accademia - Innsbruck, Ferdinandeum).

Ritratto di un attore (1623, Hermitage, Sanpietroburgo)

 


Andrea Vaccaro (Napoli 1598 circa - 1670)


E’ considerato uno dei rappresentanti più espressivi della pittura napoletana del Seicento. Nella sua vasta produzione egli fuse influssi caravaggeschi (mediati attraverso il Caracciolo, Artemisia Gentileschi e il Ribera) e bolognesi (derivati dal Reni, da Domenichino e da Lanfranco). Un poco più evidenti i primi nei dipinti per Ia certosa di San Martino: La ricostruzione della chiesa di Lincoln e Sant’Ugo resuscita un fanciullo, più vicino ai modi del Reni nella Maddalena di cui diede diverse versioni (Napoli, certosa di San Martino; Madrid, Prado). Più libero dalle convenzioni accademiche risulta nell’ Incontro di Rachele e Giacobbe (Napoli, Palazzo Reale) e in Rebecca e Isacco (Madrid, Prado). Suo figlio NICOLA (Napoli 1634 circa – 1709 circa) dipinse nell’orbita del padre di cui terminò anche alcune opere, prediligendo i soggetti biblici (Fuga in Egitto, Pellegrini di Emmaus, Napoli, Museo di Capodimonte).

Natività

 


Il Guercino (Cento, Bologna 1591 - Bologna 1666)


Autoritratto

Soprannome di Giovanni Francesco Barbieri, fu allievo di Ludovico Carracci. Del 1616 è la sua prima opera più importante: La Madonna in gloria per la chiesa di Sant’Agostino di Cento. Nel 1618 fu a Venezia e la visione diretta delle opere di Tiziano influenzò le tele dipinte tra il 1618 e il 1620: San Guglielmo d’Aquitania (Bologna, Pinacoteca) e i Santi Benedetto e Francesco (Parigi, Louvre). Dal 1621 al 1623 fu a Roma chiamato da Gregorio XV per decorare la Ioggia delle Benedizioni in San Pietro (interrotta per Ia morte del papa) e per dipingere il Seppellimento e gloria di Santa Petronilla (Galleria capitolina), uno dei quadri più noti del Seicento, destinato alla basilica vaticana.

Nella sua pittura i valori di colorito e di chiaroscuro risentono degli influssi caravaggeschi, mentre la luce si diffonde con chiari ricordi dei valori tonali e del luminismo veneto. Le opere dell’ultimo periodo non hanno più l’originaria naturalezza e la fantasia del pittore è frenata dall’imitazione del Reni, al quale succedette nel 1642 come direttore dell’Accademia bolognese.


Angeli piangenti sul Cristo morto (1618, Londra, National Gallery)

Vergine con il Bambino

San Marino benedice la sua città - Il figliol prodigo - San Francesco

particolari del dipinto San Marino benedice la sua città

 


Pietro da Cortona (Cortona 1596 - Roma 1669)


Soprannome di Pietro Berrettini. Studiò a Firenze presso Andrea Comodi, col quale si recò a Roma, dove formò il suo gusto molto decorativo. La sua attività di decoratore e di eccellente architetto fu vastissima e influì profondamente sul barocco romano ed europeo. Nel 1634 eresse l’elegante chiesa dei Santi Luca e Martina a Roma e dipinse la Gloria della Famiglia Barberini in Palazzo Barberini, Ia sua opera più vasta. A Firenze, tra il 1637 e il 1647, decorò di ricchissimi stucchi e ori la stanza della stufa e l’appartamento di parata a Palazzo Pitti, dipingendovi scene mitologiche. Tornato a Roma, terminò la decorazione della Chiesa Nuova e nel 1656 eresse l’originalissima facciata di Santa Maria in Via Lata. Frattanto, decorava di affreschi la magnifica galleria di Palazzo Pamphili a Piazza Navona e di mosaici tre cappelle in San Pietro. Per i suoi impegni non poté accettare gli inviti di Filippo IV in Spagna e di Luigi XIV in Francia, mentre condusse moltissimi lavori in varie parti d’Italia, sia direttamente, sia tramite allievi, e fu anche buon pittore di cavalletto (Madonna col Bambino e Santi, Milano, Pinacoteca di Brera).


L'adorazione dei pastori

La Sacra Famiglia

 


Andrea Sacchi (Nettuno, Roma 1599 - Roma 1661)


Allievo di Francesco Albani, personalità di rilievo negli ambienti artistici romani tra il terzo e il sesto decennio del Seicento, con Pietro da Cortona, al quale pure si contrappose come campione ed erede del gusto e della tradizione «classica» discesa da Annibale Carracci, fu tra i pittori prediletti dalla cerchia dei Barberini e di Cassiano Dal Pozzo. Tuttavia non poté competere con il rivale nelle grandi imprese decorative: la sua Allegoria della Divina Sapienza in Palazzo Barberini (1629-1633), a confronto con il soffitto affrescato dal Cortona con la Gloria della famiglia Barberini nel medesimo palazzo, si rivela sostanzialmente mancata nell’effetto generale, manifestando i limiti della fantasia dell'artista. Invece, numerose sue pale d’altare sono giustamente considerate tra le più nobili e solenni di tutto il Seicento romano, con reminiscenze dalla pittura veneta del Cinquecento, studiate nella mimica e nell’espressione dei personaggi, in modo da porre nel massimo risalto il significato emozionale e devozionale della scena. Ricordiamo in particolare il Miracolo di San Gregorio (1625-1627), nella sagrestia di San Pietro, la Visione di San Romualdo (1631-1632) nella Pinacoteca vaticana, le sei tele con le  Storie di San Giovanni Battista (Roma, battistero della Chiesa di Santa Maria del Priorato, sede del Sovrano Militare Ordine di Malta).

Vergine, Bambino e San Basilio (dalle Storie di San Giovanni Battista)

 


il Cagnacci (Sant'Arcangelo di Romagna 1601 - Vienna 1681)


Soprannome di GUIDO CANLASSI, allievo a Bologna di Guido Reni. Fu dapprima attivo in molte città della pianura padana; si trasferì poi a Vienna, pittore di corte di Leopoldo l. Derivò la sua maniera dal Reni e sentì fortemente anche Ia suggestione del Guercino. Si ricordano Giacobbe e Labano e Ia Morte di Cleopatra (Vienna, Kunsthistorisches Museum ), Giove e Ganimede (Firenze, Uffizi), Sibilla (Roma, Galleria Borghese), Predicazione di Sant’Antonio (duomo di Forlì).

Morte di Cleopatra (1658, Vienna, Kunsthistorisches Museum)

 


Francesco Furini (Firenze 1600 circa - 1646)


Esponente del Seicento fiorentino, fu allievo del padre Filippo e del Passignano, esordì a Roma collaborando con Giovanni da San Giovanni alla Notte nel casino Bentivoglio. Pittore di soggetti mitologici, sono noti i sensuali nudi femminili, dai morbidissimi incarnati, ripresi con toni sfumati dall‘arte leonardesca: Ila e le Ninfe (Firenze, Palazzo Pitti), Morte di Adone e Andromeda (Budapest, Museo), Nesso e Deianira (Firenze, Galleria Corsini), si dedicò poi - divenuto sacerdote - alla pittura sacra, assai meno consona al suo temperamento.


Andromeda (Budapest, Galleria Nazionale)

Venere piange la morte di Adone (Budapest, Galleria Nazionale)

 


Evaristo Baschènis (Bergamo 1607 circa - 1677)


Discendente da una famiglia di valenti artigiani della pittura, prete in giovane età, ebbe una formazione che non si riesce a ricostruire con esattezza. Dipinse quasi unicamente «soggetti da ferma», come nel Seicento si chiamarono le nature morte, e dalle raffigurazioni di frutta, pesci, erbaggi e selvaggina, passò nell’ultimo periodo della sua attività agli strumenti musicali che rese con incredibile naturalezza e perfezione (liuti e violini della fabbrica cremonese di Gerolamo Amati), ma al tempo stesso con un senso acuto della loro segreta potenza armonica. Fra i suoi dipinti si ricordano gli Strumenti musicali del Museo di Bruxelles, di Brera, dell’Accademia Carrara di Bergamo e l’Autoritratto alla spinetta (Bergamo, raccolta Agliardi).

Strumenti musicali (1650, Bergamo, Accademia Carrara)

 


il Sassoferrato (Sassoferrato 1609 - Roma 1685)


Autoritratto (Firenze, Galleria Uffizi)

Sassoferrato, soprannome di Giovan Battista Salvi il quale, dopo aver ricevuto una prima educazione dal padre Tarquinio, si recò giovanissimo a Roma dove ebbe come maestro Domenichino e fu attratto dall‘arte di Raffaello che ricopiò spesso. E’ noto soprattutto per le sue numerose Madonne che dipinse con grazia talvolta accademica. Ricordiamo I’Annunciazione (duomo di Camerino), Madonna (San Pietro a Sassoferrato), Madonna in adorazione (Galleria Doria, Roma), Madonne in San Clemente, nel battistero Laterano, nella Galleria Borghese. La Madonna del Rosario in Santa Sabina è il suo capolavoro e la sua unica opera di grande formato.


Il sonno del Bambino Gesù con cherubini (1650, Vienna, Kunsthistorisches Museum)


Il sonno del Bambino Gesù (1650, Vienna Kunsthistorisches Museum)

Sacra Famiglia con i Santi Giovannino e Anna (1660-1665, Galleria Nazionale dell'Umbria)


Vergine in preghiera (1640-1650, Londra, The Wallace collection)

 


Pietro Testa (Lucca 1611 - Roma 1650)


Detto ll Lucchesino, si stabilì a Roma prima del 1630, dove subì l'influsso del Domenichino e si dedicò allo studio dei monumenti antichi, che tradusse in numerosi disegni ed incisioni. Si accostò anche a Pietro da Cortona e a Poussin, tentando una conciliazione tra esuberanza barocca e rigore classico. Si ricordano alcune opere più personali, in cui si affranca dalle premesse accademiche e dalla complessità dei riferimenti culturali: Agar e Ismaele (Londra, National Gallery), Venere e Adone (Vienna, Accademia Albertina).

L'adorazione dei pastori

 


Simone Cantarini (Oropezza di Pesaro 1612 - Verona 1678)


Detto Simone da Pesaro o il Pescarese, studiò dapprima a Pesaro e a Venezia, seguendo la maniera del Reni, presso il quale si recò più tardi a Bologna. I rapporti fra i due furono però burrascosi e l’artista si trasferì a Roma, dove fu attratto dalle opere di Raffaello. Tornò quindi a Bologna e vi aprì uno studio assai attivo. Fra le sue opere ricordiamo a Pesaro la  Santa Barbara (chiesa dei Riformati) e la Santa Maddalena (chiesa dei Filippini); a Bologna due pale di San Tommaso al Mercato e la Trasfigurazione in Sant’Urbano. Come incisore é considerato fra i principali del suo secolo.

Il riposo durante la fuga in Egitto (1635-1637, Parigi, Louvre)

 


Pier Francesco Mola (Coldrerio, Canton Ticino 1612 - Roma 1666)


Dopo i primi studi con P. Orsi, passò a Roma con il Cavalier d’Arpino. A Bologna, nel 1635, ammirò il Guercino e apprese dall’Albani il gusto del paesaggio; fu poi a  Venezia, quindi rientrò a Roma inserendosi in quel clima di neovenetismo che dominava l’ambiente artistico romano sulla metà del secolo. Protetto da Innocenzo X e poi da Alessandro Vll, dipinse nelle maggiori chiese romane grandi pale e affreschi  in cui, peraltro, Ia sua vena si esaurisce in una forma di accademismo neocinquecentesco (Storie dei Santi Pietro e Paolo, chiesa del Gesù), tanto che molto più ispirate appaiono le opere di impegno minore come l’Omero (Roma, Galleria nazionale di arte antica) o di ampia ambientazione paesistica come il San Giovannino (Roma, Santa Anastasia).

San Giovanni il Battista prega nella foresta (1640, Londra, National Gallery)

 


Mattia Preti (Taverna di Catanzaro 1613 - La Valletta 1699)


Detto il Cavalier Calabrese, formatosi su maestri caravaggeschi, a Napoli col Battistello  eseguì le prime opere in piena aderenza al caravaggismo «tenebroso» (Elemosina di San Carlo Borromeo, 1640 circa, in San Carlo ai Catinari, Roma). Passato in Emilia (1644), subì l’influsso del Guercino e del Lanfranco, volgendosi a larghi temi decorativi sonoramente barocchi. Un successivo viaggio a Venezia, che lo pose a contatto con la tradizione veneta tardocinquecentesca del Tintoretto e del Veronese, definì compiutamente il suo stile, che divenne dinamico e monumentale, ricco di un vigore drammatico fondato sugli effetti di controluce e sulla pateticità degli atteggiamenti (Storie di Sant’Andrea, nell’abside di Sant’Andrea della Valle a Roma; Convito di Baldassarre e il Figliol prodigo, nelle Gallerie di Capodimonte a Napoli; Il ricco Epulone e La risurrezione di Lazzaro, nella Galleria Corsini a Roma). Tornato a Napoli intorno al 1656, vi esegui per le porte della città drammatiche composizioni sulla Peste del 1656 (i bozzetti a Napoli, Gallerie di Capodimonte) e tele in San Domenico Maggiore e in San Pietro a Maiella. Nel 1659 fece il primo viaggio a Malta, ove risedette, con brevi interruzioni, dal 1661 fino alla morte eseguendovi una serie di tele e affreschi (Ecce Agnus Dei e Predica del Battista in San Giovanni a La Valletta , 1666; Battesimo di Cristo, nel Museo di La Valletta e anche opere di architettura per la chiesa di Sartia decorata da lui stesso.


Predica di San Giovanni con autoritratto sulla destra (Chiesa di San Domenico a Taverna )

Pala d'altare del 1680 per la Grotta di San Paolo a Rabat (Malta) dedicata alla Madonna con Bambino e ai Santissimi Publio e Giovanni Battista


Santa Rosalia incoronata dalla Vergine di Costantinopoli 

(1656, Napoli, chiesa di Sant'Agostino degli scalzi)


San Giovanni Battista

Vari dipinti nelle chiese  di  Malta

 


Pietro e Marco Liberi (pittori della Venezia del Seicento)


Pietro Liberi (Padova 1614 - Venezia 1687) Avviato giovanetto alla pittura, nel 1628 si recò a Venezia, accolto nello studio di Alessandro Varotari detto  il Padovanino. Negli anni seguenti fu in diverse città, sostando quindi tre anni a Roma. Ben più che il contatto con il Cavalier d'Arpino, gli valse lo studio di Giulio Romano e soprattutto di Pietro da Cortona. Nel 1641 fu a Siena, in seguito a Firenze affrescò un soffitto dell’oratorio dei Filippini; passò quindi per Parma, interessandosi alle opere del Correggio, giungendo a Venezia nel 1643. Dopo alcuni anni difficili e sterili, in cui diede solo rifacimenti del Reni e del Tiziano, nominato cavaliere di San Marco, decorò la soggetta del Campanile, commemorò la vittoria dei Dardanelli in Palazzo Ducale col famoso Schiavo; nel 1658 fu a Vienna e nominato conte palatino dell’imperatore Leopoldo l. Aperto a varie esperienze culturali, il Liberi fu profondamente suggestionato dalle opere veneziane di Luca Giordano come dimostrano I’Annunciazione nella chiesa della Salute di Venezia e il Matrimonio mistico di Santa Caterina nella chiesa omonima di Vicenza.

Marco Liberi (Roma 1644 – Venezia 1691) Allievo, aiuto ed imitatore del padre, Marco Liberi fu considerato dagli antichi biografi un suo modesto contraffattore. L'aspetto forse più personale e genuino della sua arte affiora in un gruppo di dipinti conservati a  Pommersfelden (collezione Schönborn-Wiesentheid), dove la condotta pittorica si fa più precisa e descrittiva, d'un naturalismo più insistito. Queste mezze figure, "benché intenzionalmente non lontane dai modi  del padre Pietro Liberi rappresentano l'aspetto più personale e genuino di Marco.

Marco Liberi - Diana e Endimione (Bucarest, Museo Nazionale)

 


Carlo Dolci (Firenze 1616 - 1686)


Autoritratto

Allievo di Jacopo Vignali, eseguì a diciassette anni il bel ritratto di Ainolfo de’Bardi (Firenze, Galleria Palatina), volgendosi poi a dipingere soggetti sacri e Iacrimose Madonne, privi di unità stilistica, in modi corretti e gelidi, con Ieziose e languide morbidezze di colore. Abbandonò Firenze solo nel 1672 per recarsi ad lnnsbruck ove eseguì l’effigie dell’arciduchessa Claudia Felicita de’Medici, sposa dell’imperatore. La maggior parte delle sue opere, tra cui anche un ritratto di Carlo Borromeo promotore dei principi della Controriforma, si conserva a Firenze.

Adorazione dei magi (1649, Londra, National Gallery)


Madonna con Bambino e fiori (1649, Bayer.Staatsgemäldegalerie)


Madonna del velo (Scuola di Carlo Dolci, Galleria Corsini, Roma)

 


Carlo Maratta (Camerano di Ancona 1625 - Roma 1713)


Allievo di A. Sacchi, fu un fervente ammiratore di Raffaello e il vero fondatore di quell’Accademia romana che impose un indirizzo classicheggiante alla cultura del secondo Settecento. Già nelle prime opere. influenzate dal Sacchi (Natività in San Giuseppe dei Falegnami a Roma, 1650), lo studiato equilibrio compositivo e la raffinata sobrietà dei colori rivelano l’ispirazione dei grandi cinquecentisti. Impianto compositivo più grandioso hanno le successive pale dipinte per le varie chiese romane: Morte di San Francesco (chiesa del Gesù), Madonna e Santi (1685, Santa Maria del Popolo), Battesimo di Cristo (Santa Maria degli Angeli). Più libera la sua opera di decoratore, a Roma (Palazzo Altieri) e a Frascati (Villa Falconieri) dove si avverte I'influsso di Pietro da Cortona. Fu anche un buon ritrattista, attento alle raffinatezze del colore Clemente IX (Pinacoteca Vaticana).

Madonna con Bambino (Roma, Pinacoteca Vaticana)

La notte Santa


Vergine col Bambino

 


Giovan Battista Langetti (Genova 1625 - Venezia 1676)


Influenzato dallo Strozzi a Genova, scolaro a Roma di Pietro da Cortona, si stabilì e operò quasi esclusivamente a Venezia, ove con il napoletano Luca  Giordano aprirono la pittura di scuola veneta alle atmosfere più squisitamente «barocchette». Sia nei quadri a soggetto religioso o mitologico, sia nelle predilette figure di apostoli, eremiti, filosofi, rivela un’esuberanza espressiva spesso non superficiale ricca di effetti di colore e  di abilità compositiva, quasi preludio all'arte del Piazzetta. Da ricordare  Mercurio e Argo (Genova, collezione privata), Giuseppe in prigione interpreta i sogni (Vienna, Kunsthistorisches Museum e Budapest, Museo Nazionale). 

Giuseppe in prigione interpreta i sogni (Budapest, Museo Nazionale)

 


Luca Giordano (Napoli 1634 - 1705)


autoritratto

Artista di risonanza europea, esaltò la libera invenzione, rinnovando profondamente la pittura napoletana che con lui giunse ad una splendida maturità barocca. Si stima che abbia dipinto quasi cinquemila oli e per questa sua rapidità fu soprannominato Luca Fapresto. Sulla sua formazione giovanile influì il Ribera: lo documentano opere come Loth e le figlie (Dresda, Pinacoteca), Isacco benedice Giacobbe (Vienna, Galleria Harrach), Cratere (Roma, Galleria nazionale di arte antica), antecedenti al 1654 al primo viaggio di Luca a Roma e a Venezia. Nella Crocifissione di San Pietro (Venezia, Gallerie dell’Accademia) e nel Gesù fra i dottori (Roma, Galleria nazionale di arte antica), riferibile al 1659 e già notevole nei colori personalissimi e dorati, incandescenti, sono palesi ispirazioni del Veronese interpretate in chiave barocca. Al periodo della maturità appartengono i grandi cicli ad affresco, il più antico dei quali, nella chiesa dell’abbazia di Montecassino, è andato distrutto durante l‘ultima guerra mondiale. Nel ciclo in San Gregorio Armeno a Napoli, compiuto nel 1679, con storie della vita del santo, il racconto episodico si svolge fluido, con trasparenze di colore leggere: il pittore non è indifferente ai suggerimenti che gli vengono dalla conoscenza diretta delle opere di Pietro da Cortona. Poco dopo il 1680 Luca si recò a Firenze ove dipinse nella cupola della cappella Corsini al Carmine la Gloria di Sant’Andrea Corsini, il cui motivo compositivo a piani concentrici s’ispira al Lanfranco e, tra il 1682 e il 1683, per incarico di Francesco Riccardi, l’Allegoria della vita umana e della dinastia dei Medici nella volta della Galleria del Palazzo Medici (acquistato nel 1659 da Raffaello Riccardi e ampliato dal figlio Francesco). 

allegoria della Prudenza

Le mitiche figure dell’allegoria, musicalmente disposte sul perimetro dell’immensa volta, svincolate dall’intento celebrativo del soggetto, minuziosamente fissato dal letterato Alessandro Segni, giungono ad alti livelli di poesia. Chiamato da Carlo ll, nel 1682 il Giordano andò in Spagna, venendo così a contatto con l‘opera del Velazquez; significativo è l’Omaggio a Velazquez (Londra, National Gallery), forse ritratto familiare del pittore. Importante è la decorazione della volta della chiesa dell’ EscoriaI, con le volticine delle cappelle, la volta della crociera con la Morte della Vergine e le Vicende del popolo ebreo che sono tra i capolavori del maestro, e le volte del coro con le Storie di David e di Salomone in cui la ricchezza inventiva dell’artista sembra esplodere. ll Giordano dipinse anche nella chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi a Madrid: più interessanti della decorazione affrescata sono i bozzetti preparatori, come il Miracolo di Sant’Antonio (Londra, National Gallery), che fu definito anello di congiunzione tra Velazquez e Goya. Di ritorno a Napoli, il vecchio pittore decorò la cappella del tesoro in San Martino (1704) dove la luce smaterializza le forme e la colorazione diviene sempre più tenera.

L'adorazione dei Magi Venere, Adone e Amore

Elisabetta Sirani (Bologna 1638 - 1665)


Pittrice ed acquafortista. Nelle sue opere sono evidenti l’influsso di Guido Reni e quello  della pittura dei Carracci e dell’Albani. Dipinse delicati ritratti e anche numerose pale d’altare per le chiese di Bologna, tipiche per la chiarezza della gamma cromatica e Ia scioltezza della pennellata.  

La Vergine (New York, National Museum of Women in the Arts)

 


Gregorio Lazzarini (Venezia 1655 circa - Villabona Veronese 1730)


Allievo del genovese Francesco Rosa e del pittore barocco Piero della Vecchia. Iscritto nella Fraglia pittorica veneziana nel 1687, nel 1715 e ancora nel 1726 e 1729, Lazzarini durante tutto il corso della sua lunga carriera non abbandonò mai Venezia , sotto la protezione delle famiglie più importanti, salvo gli ultimi anni trascorsi a Villabona, inchiodato da un’attività prolifica e assai richiesta che lo mise in contatto con personalità locali e straniere. Introdusse nella pittura veneta un progressivo schiarimento dei toni coloristici e decorò con elegante piacevolezza la sala dello Scrutinio in Palazzo Ducale. Fu maestro di Giovan Battista Tiepolo.

Madonna con Bambino e angeli (Budapest, Museo Nazionale)

 


Sebastiano Ricci (Belluno 1659 - Venezia 1734)


Fu allievo di Mazzoni a Venezia poi studiò a Bologna e a Parma: qui cominciò ad operare utilizzando una combinazione di colorismo veneto ed energico chiaroscuro bolognese (Diogene e Alessandro, Muzio Scevola, Lucrezia). Il contatto con i più grandi pittori del suo tempo, durante un soggiorno a Roma, diede alla sua pittura un accento barocco-romano, visibile nei Beati e nella decorazione di Palazzo Bertoldi a Belluno. Tornato a Venezia, l’influenza di Paolo Veronese fu decisiva per l’evoluzione del suo linguaggio verso forme aperte e ariose, cui i contatti con Magnasco conferirono rapidità di tocco e freschezza di colore. Fu considerato il rinnovatore in senso rococò della pittura italiana; lavorò a Firenze, a Milano, in Inghilterra (1712-16), per i Savoia. Il capolavoro di questo periodo è però a Venezia (Madonna e santi, San Giorgio Maggiore, 1708). Nell’ultimo periodo si nota una certa stanchezza nelle grandi pale (Mosè) e un raggelamento quasi neoclassico nei soggetti mitologici (Aurora e Titano), mentre nelle opere minori resta intatta la sua fresca vena rococò (San Gregorio).

Venere e il Satiro (Budapest, Museo Nazionale)


Medoro e Angelica (Romania, Museo Nazionale Brukental)


La Sacra Famiglia (1709, Londra, Royal Art Collection)


Aurora e Titano

 


Paolo De Matteis (Piano del Cilento 1662 - Napoli 1728)


De Matteis si trasferì presto a Napoli, mosso dal desiderio di diventare un grande pittore, qui entro in contatto con il maestro Luca Giordano. Rimase legato al suo insegnamento per tutta la vita, sebbene vada evidenziato il nobile eclettismo artistico che lo portava a spaziare dal decorativismo veronesiano al realismo caravaggesco. Più tardi si recò a Roma dove venne introdotto nella vita artistica capitolina ed ebbe accesso all'Accademia. Tra il 1960 e il 1967 realizzò vari affreschi per molte chiese napoletane e per la modernità della sua pittura fu chiamato a Parigi dove soggiornò tra il 1702 ed il 1705, eseguendo opere prestigiose. Tornò a Roma nel 1723 ed, infine, a Napoli dove si spense nel 1728. Tra le sue opere da citare anche il San Gregorio taumaturgo (1626, Palazzo del seminario di Lecce).

Natività (Boston, Museum of Fine Arts)

 


Giovanni Antonio Pellegrini (Venezia 1675 - 1741)


Autoritratto

Personalità notevole nella tendenza internazionalista della pittura veneta degli inizi del Settecento. Fu attivo in Inghilterra, in Francia, in Germania e in Olona. La sua pittura chiara e luminosa, memore dell'influsso di Sebastiano Ricci e del gusto decorativo di Luca Giordano, si rivela nei grandi complessi decorativi di Castle Howard (York) e di San Carlo a Vienna. Fra i tanti dipinti a olio: l'Autoritratto (Firenze, Uffizi) e la Regina Torniri (San Paolo del Brasile, Museo).


Jacopo Amigoni (Napoli 1682 - Madrid 1752)


Concorsero alla sua formazione l'influenza di Luca Giordano e il gusto veneto del colore. Grande decoratore di interni (castelli di Nymphenburg in Baviera e del Buen Retiro a Madrid), fu ritrattista ricercato dalla corti d'Europa, pittore di quadri sacri e mitologici, incisore.