Impressionismo


L'Impressionismo, che possiamo definire come un'avventura artistica, nasce intorno al 1860 a Parigi. La vicenda dell'Impressionismo è simile ad una cometa che attraversa la storia dell'arte rivoluzionandone soprattutto la tecnica. I pittori lavorano all'aria aperta «en plein air» per riportare sulla tela tutti gli aspetti del mondo che li circonda, cioè oltre al solito freddo, statico e schematico paesaggio, anche la luce, il movimento e soprattutto l'attimo. La luce viene creata con accostamenti di macchie di colore, preparate sulla tavolozza, mai sfumate sulla tela, mentre il movimento non è creato soltanto da un insieme di chiaro-scuri ma dai diversi attimi che la natura assume in più momenti della giornata, compresi quelli estremamente piccoli. Questa è la tecnica portata dalla grande rivoluzione dell'Impressionismo, anche se molta della sua fortuna presso il pubblico deriva dalla sua poetica che sembra indifferente ai soggetti. In realtà, proprio perché può rendere piacevole qualsiasi cosa che rappresenti, l'Impressionismo divenne lo stile della dolce vita parigina di quegli anni. Nell'Impressionismo non c'è alcuna romantica evasione verso mondi idilliaci, sia rurali e sia mitici. Esprime, al contrario, la volontà di calarsi interamente nella realtà urbana di quegli anni per evidenziarne tutti i lati positivi e piacevoli. Ed anche le rappresentazioni paesaggistiche o rurali portano il segno della bellezza e del progresso della civiltà. Sono paesaggi visti con occhi di cittadini. Questa esperienza dell'Impressionismo dura poco meno di venti anni: dal 1863 quando Manet espone la «Colazione sull'erba» sino al 1886 anno dell'ottava e ultima mostra impressionista; la prima si era tenuta nel 1874 presso lo studio del fotografo Nadar.

L'Impressionismo nasce dall'incontro di tre giovani artisti appartenenti al movimento realista che abbiamo già descritto nelle pagine precedenti. Questi artisti che rispondono ai nomi di Monet, Renoir e Pissarro, negli anni che precedono il 1870 decidono di andare ogni giorno sulle rive della Senna per dipingere il movimento dell'acqua, del cielo e dell'ambiente circostante e si accorgono, invece, di trovarsi di fronte ad una inesauribile fonte di linfa vitale la cui ricchezza non cesserà mai di alimentarli. Purtroppo non hanno molto seguito e vengono affiancati soltanto da Sisley. Essi vengono umiliati e derisi per aver infranto, con una pittura abbozzata come un semplice schizzo sulla tela, il culto della tradizione classica e della bellezza. Sono accusati per la scelta di soggetti volgari prelevati dalla vita quotidiana che celano al pubblico il messaggio iconologico della pittura tradizionale. In effetti per questi artisti la pittura era solo colore ed essi, pertanto, riducono e in alcuni casi sopprimono del tutto la pratica del disegno. I colori posti sulla tela agiscono sempre operando una sintesi sottrattiva: più colori si mischiano e si sovrappongono, meno luce riflette il quadro. L'intento degli impressionisti è proprio quello di evitare al minimo la perdita di luce riflessa, così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà. Per realizzare tutto questo utilizzano solo colori puri, non diluiscono i colori per realizzare il chiaro-scuro che nelle loro tele è del tutto assente, accostano colori complementari, aboliscono il nero colorando anche le ombre.

Soltanto Monet, Renoir e Pissarro insieme a Sisley possono essere considerati impressionisti puri. Tutti gli altri, pur appartenendo al genere impressionista non abbracciano tutte le sue moltissime caratteristiche, fatte non solo di pura tecnica. Manet, che abbiamo già considerato nella Scuola di Barbizon, prepara la sua tela con una combinazione compositiva equilibrata e ragionata. Cezanne, nonostante le sue opere prettamente in stile impressionista, non si considera tale. Degas abbraccia in pieno la tematica e la parte emozionale dell'Impressionismo, un po' meno la tecnica e per niente l'en plein air. Bazille, morto prematuramente, non ha avuto il tempo di scrollarsi di dosso le forme classiche. Guillaumin aderisce in pieno al movimento ma poi mano a mano se ne distacca avvicinandosi molto alle opere di Gauguin ed a forme sempre più astratte. Morisot si avvicina a Manet, mentre Mary Cassati è influenzata da Degas. De Nittis partecipa solo alla prima mostra degli impressionisti e Caillebotte e Toulouse-Lautrec non riescono a distaccarsi del tutto dalla cultura classica.  Per concludere questa breve introduzione sull'Impressionismo va precisato che, fatta eccezione per gli  impressionisti puri  (Monet, Renoir, Pissarro e Sisley), la presentazione degli artisti avverrà, nelle pagine seguenti, in stretto ordine di data di nascita e, naturalmente, la selezione comprenderà anche  impressionisti "minori" o che per la loro collocazione anagrafica, pur rispondendo dal punto di vista artistico ai canoni impressionistici come sopra rappresentati, precedono o seguono nella cronologia il ventennio racchiuso tra il 1863 e il 1886. Questa considerazione vale altresì per la presentazione a seguire di alcuni foglietti tematici sull'impressionismo che sono stati graficamente impostati dagli incisori  in modo non del tutto ortodosso.





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