Francisco Herrera il Vecchio (Siviglia 1576 - Madrid 1656)


Si fece conoscere a Siviglia con dipinti potentemente realistici: Il Giudizio Universale nella chiesa di San Bernardo. Accusato di falsificare monete, si rifugiò presso i Gesuiti di San Hermenegildo e decorò la loro cappella: Apoteosi di Sant'Ermenegildo (oggi al museo di Siviglia). Ottenuto il perdono di Filippo IV nel 1624, intraprese le vaste decorazioni del Palazzo Arcivescovile di Siviglia, terminate nel 1647. Nel 1629 aveva collaborato con Zurbarán ad un ciclo di dipinti per la chiesa di San Buenaventura. Delle pitture eseguite dopo il 1650 nel Palazzo reale di Madrid, rimangono le tavole incise dallo stesso pittore. Fu il primo maestro di Velázquez. Nel Museo del Louvre è conservato il suo San Basilio. E' considerato il fondatore della scuola naturalistica seicentesca in Siviglia.

Adorazione dei pastori (Siviglia, Palazzo Arcivescovile)

 


José de Ribera detto Lo Spagnoletto

(Játiva, Valencia 1590 circa - Posillipo 1652)


Fra gli studiosi e i critici d'arte esiste la dibattuta questione se il pittore Giuseppe Ribera sia nato nei paraggi di Valencia in Spagna oppure a Gallipoli in provincia di Lecce, quindi, in Italia. Il padre si chiamava Simone Antonio e la madre Vittoria Bricchi, entrambi di Gallipoli. Numerose sono le testimonianze  lasciate da Ribera a Lecce e in provincia attraverso numerosi suoi dipinti. Ma, poiché i grandi Artisti sono universali, qualunque sia la nazione che ha dato loro i natali, consideriamo ininfluente ai nostri fini la disputa sul luogo di nascita di questo artista e lo annoveriamo, pertanto, fra i pittori del Seicento spagnolo come ritenuto dai più.

Autoritratto

E’ documentato a Napoli nel 1616 come pittore di corte del duca di Osuna, Pedro de Alcántara Téllez Girón y Guzman, viceré di Napoli. E’ incerta Ia sua attività precedente, a parte l’ipotesi che sia stato allievo di Francisco Ribalta a Valencia. Fu diffusore a Napoli dei modi della pittura caravaggesca (assorbiti con ogni probabilità in ambito romano), in cui vibra però una nota personale, tutta spagnola, di violenza espressiva e di crudo realismo (Sileno ebreo, 1626, Napoli, Museo nazionale). L'influsso del Ribera sugli sviluppi della pittura napoletana fu fondamentale, ma spesso valutato in termini negativi, per aver diffuso una versione più facile e di clamorosi effetti drammatici della sobria severità caravaggesca (Martirio di San Bartolomeo, Madrid, Prado). ln seguito, Ia crudezza realistica del primo periodo si addolcì e i toni pittorici si schiarirono in una luminosità assai lontana dai contrasti chiaroscurali del «tenebrismo», a seguito dell'influsso della pittura bolognese e del Reni. Tale mutamento d’indirizzo è evidente nelle opere del periodo più felice del pittore, tra il 1630 e il 1640, caratterizzate da una composizione semplificata e da un sobrio naturalismo (La liberazione di San Pietro, Il sogno di Giacobbe, Madrid, Prado). Opere famose dell’ultimo periodo sono La Comunione degli Apostoli, La Deposizione , I quattordici profeti (Napoli, Certosa di San Martino), cui l’artista lavorò per tredici anni e San Giacomo che esce dalla fornace (Napoli, Duomo). La sostanza spagnola dell’opera di Ribera emerge in esempi di schietto e sobrio naturalismo, quale Il piede storpio (1652, Parigi. Louvre). L`artista praticò anche con successo la tecnica dell’acquaforte.


Immacolata concezione (Salamanca, chiesa degli Agostiniani)


Il piede storpio (1652, Parigi, Louvre)


Maria Maddalena penitente nel deserto (1641, Madrid, Prado)


San Cristoforo con il Bambino (1637, Madrid, Prado)


Dionisio, particolare da "Il trionfo di Bacco" (Madrid, Prado)


Adorazione dei pastori


Archimede


La Trinità


La Sacra Famiglia (1639, Toledo, Museo di  Santa Cruz)

San Giovanni Battista nel deserto (1644-1647, Madrid, Prado)


Sant'Andrea (1630-1632, Madrid, Prado)


Giacobbe (1632, Madrid, El Escorial)


San Pietro (Sanpietroburgo, Hermitage)


Sant'Onofrio (Sanpietroburgo, Hermitage)

 


Juan Bautista Mayno (Milano 1596 circa - Madrid 1649)


Pittore spagnolo di origine italiana.  Formatosi in Italia (la sua permanenza non è precisamente documentata, ma sembra che vi abbia passato la maggior parte della prima decade del XVII secolo). Dipinti come l'Adorazione dei pastori (1611, Prado, Madrid) mostrano echi di  Caravaggio (nessun altro pittore spagnolo ne è così direttamente influenzato) e di Guido  Reni, che si dice fosse suo amico. Nel 1611 era a Toledo dove entrò nell'Ordine dei Domenicani e nel 1613 fu ordinato sacerdote. Successivamente realizzò piccoli quadri, ma dopo essersi trasferito da Toledo a Madrid intorno al 1620 fu maestro di disegno per il futuro re Filippo IV (vedi Asburgo). L'opera più importante della sua maturità è la Riconquista di Bahia (1634-35, Prado), parte di una serie di dipinti di battaglia per il Palazzo del Buen Retiro.

Adorazione dei pastori (1611-1613, Madrid, Prado)

Adorazione dei pastori (1613, Sanpietroburgo, Hermitage)

 


Francisco de Zurbarán

(Fuente de Cantos, Badajoz 1598 - Madrid 1664)


Presunti autoritratti

Allievo a Siviglia di Pedro Diaz de Villanueva, nel 1617 si trasferì a Llerena dove rimase fino al 1629, aprendo una fiorente bottega e portando a termine un notevolissimo numero d’opere che giustifica l’ipotesi d’aiuti, sollevando nello stesso tempo il difficile problema delle collaborazioni. Già le prime opere dell’artista, L’Immacolata bambina portata in gloria da un gruppo di angeli (Bilbao, Collezione Valdes), cui seguirono - per citare le più rappresentative - l’Apparizione della Vergine a Soriano (1626-1627, Siviglia, Santa Magdalena) il Crocifisso (Chicago, Art Institute), il San Serapio (1628, Hartford [Connecticut], Wadsworth Atheneum), la serie dedicata a San Bonaventura (ora divisa fra il Louvre, Ia Gemäldegalerie di Dresda, gli Staatliche Museen di Berlino), collocano Ia Zurbaran nella corrente del realismo spagnolo del Seicento e delineano le caratteristiche del suo stile. Il pittore evidenzia e pone in primo piano i personaggi sul fondo neutro, quasi piatto della scena, astraendoli dal contesto ambientale e potenziandoli con un abile gioco chiaroscurale, mentre nello stesso tempo l’intera composizione si basa su una distribuzione simmetrica dello spazio, attraversato da linee ortogonali e illuminato da un’unica sorgente di luce. Chiamato nel 1629 a Siviglia dal consiglio cittadino, l’artista vi rimase fino al 1634 lavorando soprattutto per ordini monastici; fra le opere più famose di questo periodo: la serie dei Dottori della Chiesa per la biblioteca dei mercedari, quella della Via di San Pietro Nolasso, la Visione di Alonso Rodriguez (Madrid, Museo de Ia Real accademia de San Fernando) l’Apoteosi di San Tommaso d’ Aquino (Siviglia, Museo provincial de bellas artes) e la famosa Natura morta con arance (Firenze, Collezione Contini Bonacossi), ritenuta una delle più splendide nature morte della pittura del Seicento. Trasferitosi a Madrid, il pittore collaborò, sotto la direzione di Velázquez, alla decorazione del palazzo del Buen Retiro; il contatto col grande artista non modificò la sua concezione pittorica, ma semmai accentuò Ia sua personale interpretazione del realismo, attraverso un’ulteriore semplificazione dei piani e dei volumi, l’approfondimento dei contrasti cromatici, Ia calcolata graduazione degli effetti luminosi. Tornato a Siviglia col titolo di “pittore del re”, nel 1638 iniziò la serie di dipinti raffiguranti santi, vescovi, beati per Ia certosa di Jerez (attualmente conservati per Ia maggior parte nel Museo provincial de bellas artes di Cadice), cui seguì nel 1638-1639 il ciclo del monastero di Guadalupe, dove pero appare più consistente l’intervento degli aiuti. Sono di questi anni anche il Cristo Salvatore del Mondo (Barcellona, Collezione Millet) e le due figure di San Francesco della National Gallery di Londra, tema quest’ultimo assai caro all’artista e svolto con l’intensità drammatica tipica di un certo misticismo spagnolo. Negli anni fra il 1640 e il 1658 il pittore Iavorò soprattutto ad opere commissionategli dall’America, e il ciclo più importante resta quello dei 34 santi dipinti per Nostra Signora dell'Incarnazione di Lima. Gli ultimi anni di Zurbarán furono funestati da disgrazie familiari, cui si aggiunse una progressiva diminuzione di prestigio, provocata dalla fortuna in ascesa di Murillo, cui peraltro Io Zurbarán si accostò addolcendo Ia tavolozza e improntando le ultime opere ad un forzato lirismo. Si citano fra queste: Ia Vergine con il Bambino e San Giovanni (San Diego, California, Fine Arts Gallery), l’Annunciazione (Filadelfia, Museum of Art), Ia Sacra Famiglia e I'Immacolata (Budapest, Museo nazionale) e la Vergine col Bambino e San Giovanni (Bilbao, Museo de bellas artes), l’ultima opera dell’artista, che reca la data del 1662.

Immacolata Santa Caterina d'Alessandria Vergine con Bambino

La visita di San Tommaso d'Aquino a San Bonaventura

Natura morta con arance (1633, Pasadena, California, Norton Simon Museum of art)

Immacolata concezione (1630-1635, Sigüenza, Museo Diocesano)

Adorazione dei Magi (1639-1640, Grenoble, Museo delle belle arti)

Adorazione dei pastori (1638, Grenoble, Museo delle belle arti)


Annunciazione


Annunciazione (1650, Filadelfia, Collezione Wilstach, Museo dell'arte)


Immacolata concezione


Immacolata concezione (1656, Collezione Plácido Arango)


L'incoronazione di San Giuseppe


La Sacra Famiglia con i Santi Anna, Gioacchino e Giovanni Battista

(1650-1660, Collezione del Marchese di Perinat)


La Madonna delle grazie dei mercedari


Santa Casilda, identificata come Santa Isabella del Portogallo (1630-1635, Madrid, Prado)


San Geronimo


Sepoltura di Santa Caterina (1636-1639, Collezione Conte Ibarra di Siviglia)


San Serapio (1628, Convento dei mercedari)


Apoteosi di San Tommaso d'Aquino (1631, Siviglia, Museo delle belle arti)


Le dodici Sibille