Velázquez (Siviglia 1599 - Madrid 1660)


Autoritratto del 1622 Autoritratto del 1656 (Las Meninas, particolare)

Casa natale a Siviglia

Diego Rodríguez de Silva y, pittore spagnolo  uno dei massimi esponenti dell'arte occidentale. Il cognome con cui è noto, quello materno, risulta l'unico da lui usato nelle rare firme apposte su dipinti propri e il solo impiegato, per lo più, dai contemporanei. Dopo una breve permanenza (1609) nella bottega di F. Herrera, passò (1610) sotto la guida di F. Pacheco del Río, rimanendone allievo fino all'accoglimento nella corporazione pittorica di Siviglia (1617). Nel 1618, anno in cui sposò Juana, figlia del secondo maestro, datò la Vecchia friggitrice (Edimburgo, National Gallery of Scotland) che, come altri dipinti eseguiti entro il 1620 circa (Musici, Berlino, Staatliche Museen - Immacolata Concezione, Londra, proprietà Frere - Epifania e Madre Jéronima de la Fuente , Madrid, Prado), manifesta un risoluto adeguamento al naturalismo caravaggesco - salda plasticità, esaltata da netti contrasti fra luci e ombre - mediato attraverso opere del Caravaggio e di suoi seguaci italiani (O. Borgianni, G. B. Caracciolo) e spagnoli (J. B. Maino, L. Tristán, forse anche F. Zurbarán e lo scultore J. M. Montañs).


La colazione  (1617-1618 Sanpietroburgo, Hermitage)


Contadini a tavola (1618-1619, Budapest, Museo Nazionale)


Santa Teresa

Adorazione dei Magi (1619, Madrid, Museo del Prado)

Nel 1622 si recò a Madrid, dove posò per lui il poeta Gòngora (Boston, Museum of Fine Arts), ma presto fece ritorno a Siviglia, deluso di non aver potuto ritrarre il re. Ciò gli riuscì invece l'anno dopo (il ritratto è disperso) grazie all'appoggio del duca d'Olivares, suo conterraneo, e ottenuta nell’ottobre del 1623 la nomina a pittore regio, si stabilì nella capitale. Iniziava così quella carriera a corte che Velázquez  cercò di percorrere fino ai gradi più alti, sollecitando promozioni e attendendo con zelo agli uffici ottenuti. In un primo gruppo di ritratti aulici, databili fra il 1624 e il 1628, l 'indagine veristica si attenua nella ferma illuminazione bruno-grigia che accentua l'assorta malinconia delle figure, divenute più monumentali (Olivares, San Paolo, Museu de arte). Del 1628 sono anche i Beoni (noti anche come Bevitori) [Madrid, Prado], evidente parodia mitologica, dove i contorni ancora marcati e i fieri contrasti tratterrebbero le figure in reciproco isolamento, se il diffuso calore della luce non intervenisse a unificarle stupendamente. Della tela è nota una versione a Napoli (Capodimonte), che a lungo contese all'altra la palma della priorità; analogamente del resto a quanto avviene per molti altri dipinti di Velázquez, in particolare nel caso delle effigi regali, la cui moltiplicazione fu affrontata dal pittore ricorrendo estesamente a collaboratori. 


Il portatore d'acqua di Siviglia (1623, Londra, Wellington Museum)


I beoni - Il trionfo di Bacco (1628, Madrid, Museo del Prado)

All'inizio del 1629, ottenuta licenza dal re, intraprese un viaggio di studio in Italia, snodatosi fra Genova, Milano, Venezia, l'Emilia, Roma e Napoli. Durante il soggiorno romano eseguì la Fucina di Vulcano (Madrid, Prado), in cui la dissacrazione del mito si accentua per i rinnovati contatti con le opere del Caravaggio, mentre gli esempi dei “bamboccianti” e di Ribera da un lato, e dall'altro quelli di Poussin e G. Reni orientarono l'artista verso una più sobria immediatezza coloristica e compositiva, testimoniata anche meglio da ritratti eseguiti dopo il rientro nel maggio 1631 a Madrid (Il buffone Pablo de Valladolid, Prado -  Filippo IV, Londra, National Gallery). Nella Resa di Breda del 1634-1635 (Prado) e in coeve effigi equestri (Filippo IV e Baltasar Carlos, Prado) la libertà cromatica di Velázquez sfocia in contrapposizioni di bianchi, grigi e bruni argentei, soprattutto di rosa e rossi, rossi e porpora, di ascendenza veneziana; la scioltezza e la spregiudicatezza dell'indagine divengono prodigiose - si può quasi parlare di passaggio dal realismo alla  gioiosità dell'impressionismo - in un gruppo di tele dedicate a buffoni della corte madrilena (Calabazas, Don Juan de Austria, El Primo, Sebastiàn de Morra, tutti al Prado) e a personaggi antichi (Menippo, Esopo, Marte, Prado), resi con intenti vagamente ironici. 


La fucina di Vulcano (1630, Madrid, Museo del Prado)

Sibilla (1632, Madrid, Museo del Prado)


Il cardinale Infante Don Fernando d'Austria in tenuta da cacciatore (1632-1636, Madrid, Museo del Prado)


La resa di Breda (1634-1635, Madrid, Museo del Prado)


La dama del ventaglio (1635, Londra, Wallace collection)


Il principe Baltasar Carlos a cavallo (1635-1636, Madrid, Museo del Prado)


Ritratto equestre del Conte-duca de Olivares (1638, Madrid, Museo del Prado)


Esopo (1639-1641, Madrid, Museo del Prado)


Menippo (1639-1641, Madrid, Museo del Prado)


Il figlio pazzo di Vallecas Francisco Lezcano (1642, Madrid, Museo del Prado)


Filippo IV

Autoritratti datati 1643, entrambi esposti a Firenze alla Galleria degli Uffizi


Il buffone Don Sebastián de Morra (1643-1644, Madrid, Museo del Prado)


L'incoronazione della Vergine (1645, Madrid, Museo del Prado)

L'11 febbraio 1649 il pittore sbarcò a Genova per un secondo viaggio in Italia, stavolta con l'incarico di acquisti per la corte. Ancora, i suoi spostamenti si svolsero fra Venezia, Roma, Napoli, con tappe a Bologna e Modena per vedere le opere del Correggio; e nella città papale l'esecuzione di alcuni ritratti (Innocenzo X, Roma, Galleria Doria Pamphili) gli valse l'accoglimento nell'Accademia di San Luca. Col ritardo di un anno, ritornò a Madrid nel giugno 1651 e il re fu molto soddisfatto degli acquisti, specie dei Tintoretto e dei Veronese reperiti a Venezia. A Roma, quasi di sicuro, Velázquez aveva dipinto la Venere allo specchio (Londra, National Gallery), e sicuramente al secondo periodo romano si riferiscono i due soli paesaggi certi del maestro, ambientati a villa Medici: il Padiglione di Arianna e l'Ingresso della Grotta (Madrid, Prado), dove l'autonomia espressiva raggiunge una delicatezza di luci e una sintesi fra i vari elementi arborei e architettonici da anticipare Corot, e dove l'attenzione all'ora della giornata e il gusto “fotografico” di mettere a fuoco il secondo piano, lasciando sfocato il primo, si impongono come ulteriori indizi di impressionismo ante litteram. Caratteri analoghi improntano le effigi dell'Infanta Maria Teresa a tredici anni (New York, Metropolitan Museum) e a quattordici (Vienna, Kunsthistorisches Museum) e dell'Infanta Margarita a tre (Vienna, Kunsthistorisches Museum), e trovano un apice nelle Meninas del Prado (1656 circa).


Ritratto di un nano di Corte (1650, Madrid, Museo del Prado)


Ritratto dell'Infanta Margherita (1655, Parigi, Museo del Louvre)


Ritratto dell'Infanta Margherita (1656, Vienna, Kunsthistorisches Museum)


Las Meninas (1656 circa, Madrid, Museo del Prado)

Particolare (Autoritratto)


Così, con le Filatrici (Madrid, Prado), forse del 1657, si pensa che si tratti del mito di Aracne o di una allegoria della fedeltà alla casa reale, insieme con derivazioni dalle Stanze vaticane di Raffaello, per l'impianto complessivo, e da nudi della Sistina, per singole figure, ripropone nell'organizzazione prospettica un accentuato dinamismo. I dipinti più interessanti, dopo le Filatrici, sono gli ultimi ritratti regi, eseguiti fra il 1656 e il 1659, dalla Marianna d'Austria (Lugano, Collezione Thyssen) all'Infanta Margarita a otto anni (Vienna, Kunsthistorisches Museum). 


Le filatrici [La leggenda di Aracne] (1657, Madrid, Museo del Prado)

L'Infanta Doña Margherita d'Austria (1660, Madrid, Museo del Prado)

Cresciuto ancora nella gerarchia di Palazzo, fino al grado, ottenuto nel 1652, di "aposentador" (maresciallo maggiore), che lo impegnava tuttavia sempre più in allestimenti e in altri lavori estranei alla pratica pittorica, ottenendo nel 1658, non senza affannose ricerche di attestati, il cavalierato di Santiago. Velázquez morì a Madrid e fu sepolto con grandi onori.