Lorenzo Ghiberti (1378-1455)


Pseudonimo di Lorenzo di Bartolo. E' considerato tra i più grandi artisti del primo Rinascimento italiano. Scultore, orafo, architetto e scrittore, trova immediata e iniziale collocazione in questa raccolta per l'attento lavoro di teorizzazione che dedicò alla propria arte sin dal 1425. La sua opera ebbe un ruolo importante nel processo di divulgazione delle teorie dell'Umanesimo, soprattutto con i tre libri dei Commentarii, iniziati nel 1447-48 e rimasti incompiuti a causa della morte dell'autore. Dopo aver riconosciuto nell'arte antica il modello cui riferirsi (Libro I°), Ghiberti passa ad analizzare in un'ampia trattazione teorica la storia e i caratteri della "pittura toscana" del Trecento, inserendo un commento sul suo personale contributo (Libro II°); l'ultima parte del trattato è dedicata ai fondamenti tecnici dell'arte con annotazioni sull'ottica, sulla prospettiva e sull'anatomia (Libro III°). La precisione delle informazioni e la lucidità delle definizioni teoriche, fanno dei Commentarii un valido aiuto alla comprensione della stessa opera del loro autore. Infine, per il tentativo di individuare la continuità storica tra le diverse esperienze artistiche, il trattato del Ghiberti può essere considerato uno dei primi esempi moderni di Storia dell'Arte.


Paolo Uccello (1397 ca. - 1475)


Soprannome di Paolo di Dono. E' uno dei maestri del Rinascimento. Esistono pochi documenti sulla sua formazione, ma è certo che l'artista lavorò nella bottega di Lorenzo Ghiberti e nel 1407 dipinse un'Annunciazione in Santa Maria Maggiore a Firenze che non ci è pervenuta. Il suo primo capolavoro, dipinto nel Duomo di Firenze, è l'affresco del monumento equestre al capitano di ventura Giovanni Acuto (1431 ca.).

La sua opera più famosa è certamente costituita dai tre pannelli dipinti per una camera di Palazzo Medici in commemorazione della Battaglia di San Romano (1456 ca.) ora conservati separatamente agli Uffizi di Firenze, al Louvre a Parigi ed alla National Gallery di Londra. Queste grandi scene brulicanti di cavalieri e soldati fissati nelle posizioni e negli scorci più impensati appaiono quasi intarsi policromi.

E' autore di altre opere pregevoli come San Giorgio e il Drago, la Caccia Notturna, il Miracolo dell'Ostia profanata che testimoniano tutte la rigorosa ricerca compositiva ed il nuovo gusto narrativo e poetico.

Disarcionamento di Bernardino dalla Ciarda

Intervento decisivo a fianco dei fiorentini del condottiero Micheletto Attendolo da Cotignola

Niccolò da Tolentino alla testa della cavalleria fiorentina

Vergine con Bambino

San Giorgio e il drago


Domenico Veneziano (+ 1461)


Soprannome di Domenico di Bartolomeo da Venezia. Partito dal naturalismo nordico e dal gotico internazionale di Gentile da Fabriano e del Pisanello, formò il proprio stile nella Firenze del Rinascimento, intorno al 1435, sugli esempi del Beato  Angelico e di Ghiberti subendo altresì gli influssi di Paolo Uccello. La prima notizia che lo riguarda è una lettera scritta da Perugia il 1° aprile 1438 a Piero di Cosimo de' Medici in cui, chiedendo l'allogazione di una Pala, s'impegna a fare "chose meravigliose". L'arte di Domenico si esprime compiutamente nella Pala di Santa Lucia dei Magnoli, dipinta a tempera tra il 1445 e il 1448 per l'altare dei Bigallo in questa chiesa fiorentina: la tavola centrale con la Madonna e i Santi Francesco, Giovanni Battista, Zanobi e Lucia (Firenze, Uffizi), unica opera firmata dal pittore, per il senso della luce non ha precedenti nella pittura fiorentina.

 

Pala di Santa Lucia dei Magnoli

 

Ritratto di giovane donna - Berlino Gemälderie


Gerolamo da Treviso (1508-1544)


Documentato a Bologna a partire dal 1523, Girolamo da Treviso fu tra i protagonisti della vita artistica cittadina. Per la basilica di San Petronio scolpì alcune formelle sulla facciata ed eseguì in collaborazione con altri pittori la decorazione della cappella della Madonna della Pace realizzando da solo quella della cappella Saraceni dedicata a Sant'Antonio (1525); consegnò inoltre opere per altre chiese importanti, quali la basilica di San Domenico (pala Boccadiferro, ora alla National Gallery di Londra) e la chiesa di San Salvatore. La sua vicenda biografica è alquanto movimentata. Documentato in Liguria, lascia i suoi capolavori in Romagna (gli affreschi della chiesa della Commenda a Faenza); abbandona infine l'Italia, dopo un breve soggiorno a Venezia, e raggiunge l'Inghilterra divenendo architetto militare del re Enrico VIII, al cui servizio muore nell'assedio di Boulogne.

Affresco e particolari di Fra Sabba da Castiglione e di Cavaliere orante e Santa


Belbello da Pavia (attivo tra il 1430 e il 1470)


Fu tra gli artisti gravitanti attorno all'atelier di miniatori di Pavia, attivo per i Visconti e altre corti italiane ed europee. Produsse codici miniati per i committenti più in vista dell'Italia settentrionale, usando uno stile originale ispirato alla vena grottesca ed espressiva del gotico internazionale. Ad esempio nelle miniature della Bibbia di Nicolò d'Este  dipinse figure imponenti e solide, ma dalle linee fluide e deformanti, gesti eccessivi e colori accesi e cangianti. A questo lessico Belbello si mantenne fedele per tutta la sua lunga carriera, fino a circa il 1470.

Adorazione dei Magi


Giovanni di Paolo (1399 ca. - 1482)


Fu allievo, forse, di Taddeo di Bartolo o di Paolo di Giovanni Fei, come condiscepolo del Sassetta e subì l'influsso di Gentile da Fabriano. Operò a Siena intorno al 1426. Divenne un prolifico pittore ed illustratore di manoscritti, tra cui i testi di Dante. Al momento migliore della sua attività appartengono le Storie della vita di Santa Caterina, che preludono alla sua opera più suggestiva: la serie di pannelli - divisi oggi tra collezioni europee ed americane - con le Storie del Battista. Dopo la sua morte è stato a lungo scarsamente considerato, ma è stato ripreso nel XX secolo.

Battesimo di Sant'Ansano

Miniatura 

 Rinuncia da parte del Santo al cappello cardinalizio


il Sassetta (1392- 1451)


Soprannome di Stefano di Giovanni da Siena. La prima opera certa, l'Altare per l'Arte della lana, smembrato nell'Ottocento e conservato in parte nella Pinacoteca di Siena ed in vari musei stranieri, lo mostra aggiornato sulle ricerche più avanzate della contemporanea cultura fiorentina, soprattutto Masaccio e il Beato Angelico. Nella Crocifissione del Museo di Montpellier, anch'essa opera probabilmente dei primi anni di attività, è invece evidente il recupero della tradizione senese del Trecento e in particolare dell'arte del Lorenzetti. Nei dipinti successivi, il linguaggio del Sassetta si precisa come uno dei più originali della pittura toscana nella prima metà del Quattrocento. Dal 1437 al 1444 dipinse il monumentale polittico di San Francesco a Borgo San Sepolcro. Più che gli scomparti centrali (il polittico era dipinto su due facciate) con San Francesco in estasi (Settignano, Collezione Berenson) e la Vergine in trono con angeli (Louvre), sono particolarmente suggestive le storie della predella con la Vita del Santo (National Gallery di Londra). L'ultima sua opera, interrotta dalla morte, è l'affresco eseguito nel sottarco della Porta Romana di Siena, terminata da Sano di Pietro.

 

Vergine in trono con angeli (Louvre)

                                   Particolare del Polittico di San Francesco (il Santo in estasi)                         La Sacra Famiglia


Sano di Pietro (1406-1481)


Nativo di Siena fu allievo e collaboratore del Sassetta e terminò alla sua morte la decorazione a fresco della Porta Romana, dipingendo sulla facciata l'Assunzione della Vergine. Nelle successive opere come un divulgatore tecnicamente abile, ma limitato e monotono, dei modi del Sassetta. La semplicità della sua pittura gli valse un vasto successo, testimoniato delle numerosissime pale nelle chiese e nella Pinacoteca di Siena. Tra i temi prediletti la figura di San Bernardino.

 

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