Bellini Jacopo (1396 ca. 1470 ca.)


Pittore veneziano, capostipite di una stirpe di artisti che comprende i figli

Bellini Gentile

Bellini Giovanni detto il Giambellino

ed il genero

Andrea Mantegna

Jacopo Bellini fu allievo di Gentile da Fabriano celebre rappresentante dello stile gotico internazionale e, probabilmente, lo seguì a Firenze negli anni intorno al 1420. Nel 1441 era alla corte di Ferrara dove ebbe la meglio sul Pisanello nella gara bandita per l'esecuzione del ritratto del Duca Lionello. Fu attivo soprattutto a Venezia dove realizzò molti importanti dipinti per chiese e confraternite religiose e per lo stato veneziano. Le opere di Jacopo Bellini sono andate quasi tutte distrutte, rimane qualche opera minore ancora legata strettamente alla tradizione gotica come la Madonna con Bambino benedicente e cherubini (Venezia, Gallerie dell'Accademia).Più innovativi sono i suoi disegni, non tutti autografi, che sono conservati in due libri (Louvre, Parigi e British Museum, Londra) in cui il nuovo interesse rinascimentale per la prospettiva e l'osservazione realistica si combina con una vena di fantasia narrativa e architettonica di grande effetto, facendo di Jacopo un precursore del Rinascimento nell'Italia settentrionale.


Bellini Gentile (1429-1507)


Figlio di Jacopo e fratello di Giovanni Bellini. Artista veneziano che ebbe grande prestigio soprattutto come medaglista e ritrattista. Nel 1479 fu inviato dallo stato veneziano alla corte del sultano di Costantinopoli dove realizzò il ritratto di Maometto II (National Gallery di Londra), che riflette l'influenza dello stile pittorico islamico. Gentile è anche noto per i fedeli e minuziosi ritratti dei dogi veneziani e per le opere ad ampio respiro narrativo. Espressivi esempi di queste ultime, molte delle quali andarono distrutte nell'incendio del Palazzo Ducale del 1577, sono le tre tele dipinte per la scuola di San Giovanni Evangelista di Venezia: Processione in Piazza San Marco, Miracolo della Croce, Guarigione miracolosa, oggi tutte presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia.

Sultano Maometto II

Doge Giovanni Mocenigo


Bellini Giovanni (1432 - 1516)

detto Il Giambellino


Pittore italiano nato a Venezia la cui influenza fu determinante nello sviluppo della pittura veneta tra XV e XVI secolo. Figlio di Jacopo e fratello di Gentile, risentì nelle sue opere soprattutto l'influsso del cognato Andrea Mantegna. Da questi Bellini apprese l'arte dello scorcio prospettico, la resa plastica della figura umana, l'importanza delle linee di contorno e dello schema della composizione, come si può notare nell'Orazione dell'Orto (1460 ca. National Gallery di Londra)

Bellini, tuttavia, maturò presto uno stile proprio caratterizzato da una particolare percezione della luce e del colore, da una spiccata sensibilità per il paesaggio naturale e dalla straordinaria capacità di ritrarre nei suoi personaggi sentimenti ed emozioni. Questa impostazione stilistica si modificò ulteriormente negli anni successivi. Dal 1470 le tele di Bellini sono sempre più dominate dal colore che arriva a sfondare la forma fino a diventare assoluto protagonista della composizione. L'artista apprese dall'arte fiamminga e dall'opera di Antonello da Messina le possibilità tecniche ed espressive della pittura ad olio, che da allora preferì sempre alla tempera. Le campiture di colore acquistarono così maggiore profondità e si piegarono a esplorare le infinite relazioni tra luce, arte e materia; la distinzione tra forma e spazio diventa meno evidente, mentre le figure risultano costruite dalla luce e dall'ombra. Il San Francesco (1480, Frick Collection, New York) e la Trasfigurazione (1480 ca. Museo di Capodimonte, Napoli)

sono due tappe importanti di questo processo di crescita artistica, il cui linguaggio si farà più sicuro nelle opere del decennio seguente: la Pala di San Giobbe (1485 ca.) e la Madonna degli Alberetti (1487) entrambe all'Accademia di Venezia e il più strutturato Trittico dei Frari (1488, Chiesa dei Frari a Venezia), la Pietà.

Madonna degli Alberetti

Lo stile di Bellini giunse a piena maturazione verso il 1500. Già nel San Francesco, il ruolo di primo piano attribuito al paesaggio e alla natura,, unitamente alla perfetta resa dei dettagli descritti alla maniera fiamminga,rappresentavano un traguardo espressivo fino allora senza eguali. Bellini lavorò, quindi, ad una serie di monumentali pale d'altare dedicate alla Madonna in trono tra santi e Madonna con Bambino nelle cui figure lo spazio, la luce, le architetture ed i paesaggi si compongono in un equilibrio perfetto, in armonia di relazioni e rimandi che pare frutto di un felice stato di grazia del tutto spontaneo. Queste opere sono tutte esempi splendidi di arte rinascimentale.

Madonna del prato

Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e una pia donna

Madonna con Bambino tra due santi - Madonna con Bambino tra San Pietro e San Sebastiano

Lo stile più tardo del Giambellino è evidente nella Pala di San Zaccaria (1505, San Zaccaria a Venezia), dominata da un'atmosfera particolarmente calda, all'interno della quale le figure, gli sfondi, la luce e l'ara si fondono l'uno nell'altro, aspetti diversi di un'unica realtà. Rispetto al periodo precedente, la luce è meno densa e le superfici e i contorni sono più sfocati, quasi aerei. Il Festino degli dei (1514,National Gallery di Washington)

terminato poi da Tiziano, testimonia infine di un Bellini ultraottantenne ancora duttile e creativo, capace - poco prima della morte - di volgersi a soggetti per lui inediti attinti alla classicità pagana come la Giovane davanti allo specchio.

Enorme fu l'importanza storica del Giambellino. Con il suo percorso artistico durato 65 anni, incentrato sullo studio della luce, la resa del paesaggio e la rappresentazione di una calda umanità, portò la pittura veneta dall'arretratezza provinciale tipica della sua generazione all'avanguardia dell'arte rinascimentale.


Tura Cosmè (1430 ca. - 1495)


Pittore ferrarese del primo Rinascimento e principale esponente della scuola di Ferrara. Tra il 1452 ed il 1456 visse probabilmente a Venezia e poi a Padova, dove potrebbe aver studiato con il Mantegna. Nella sua città realizzò i dipinti, oggi perduti, per la Biblioteca di Giovanni Pico della Mirandola, la cappella Sacrati nella Chiesa di San Domenico e la cappella Estense della Chiesa del Belriguardo. Tura fu il ritrattista ufficiale della Famiglia d'Este, casa ducale di Ferrara. La sua pittura prediligeva pose rigide ed elaborati modelli di drappeggio; il realismo delle sue figure, che uniscono alla preziosità dei particolari ed al gusto del bizzarro lo studio della prospettiva ed il rigore della composizione rinascimentale, indica uno stile personalissimo e di grande originalità. Nel 1469 dipinse le ante d'organo del Duomo di Ferrara e nel 1474 terminò il suo capolavoro, il Polittico Roverella (oggi smembrato tra il Louvre,la National Gallery di Londra, la Fine Arts Gallery di San Diego e la Galleria Colonna di Roma) che raffigura la Madonna con il Bambino sul trono circondata da Santi e musicanti. L'esempio più espressivo dell'originalità della sua arte e del clima culturale in cui l'artista si trovò ad operare è rappresentato dagli affreschi del Palazzo Schifanoia a Ferrara. Il Palazzo è soprattutto famoso per gli affreschi del Salone dei Mesi, tra i cicli pittorici parietali più importanti del Quattrocento italiano. Progettato da Tura e dall'astrologo Pellegrino Prisciani, vi parteciparono collettivamente i migliori pittori della scuola ferrarese.

Particolare affresco del Salone dei Mesi - Palazzo Schifanoia di Ferrara

 

Polittico Roverella

Particolari del Polittico Roverella


Carlo Crivelli (1430 ca. - 1494 ca.)


Nato a Venezia, nella sua formazione gran rilievo assunse l'influenza dei Vivarini e i frequenti contatti con la bottega padovana di Francesco Squarcione da cui derivò il gusto classicistico dell'ambientazione architettonica e alcuni tipici stilemi decorativi (quali i festoni di frutta e foglie), assimilando in forma personale le maggiori novità introdotte nell'arte da Donatello.

Madonna con Bambino e frutti con simboli della Passione

Antonio Vivarini, detto anche Antonio da Murano (1420-1483 è comunemente considerato appartamente alla scuola di Andrea da Murano e le sue opere sono profondamente influenzate da Gentile da Fabriano. La sua prima opera conosciuta è una pala d'altare datata 1440 visibile presso l'Accademia di Venezia, mentre l'ultimo dipinto attribuibile è datato 1464.

Bartolomeo Vivarini (1432-1499) imparò la pittura ad olio da Antonello da Messina. La sua prima opera è una pala d'altare del 1473 conservata nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Gran parte delle sue opere sono tuttavia realizzate a tempera e sono oggi conservate alla National Gallery di Londra.

Francesco Squarcione (1397-1468) fu maestro di Andrea Mantegna. Figura a volte romanzata, non si sa niente della sua formazione, sappiamo che in origine era un sarto, registrato nei documenti come «sartor et recamator», appassionato dell'antico, forse intorno al 1420 si  recò in Grecia. Dal 1426 nei documenti viene citato come «pictor».

Crivelli fu attivo a Fermo e in diversi centri delle Marche. Lasciò opere caratterizzate da un'estrema cura dei particolari come stoffe e marmi preziosi, da un gusto raffinato per il colore - luminoso, dai toni perfettamente graduati - e da un disegno minuzioso, che accentua l'espressività e l'intensità drammatica dei soggetti come nella Pietà conservata a Brera, Milano.Molto rappresentativi del suo stile sono i polittici.

Polittico di Massa Fermana

 

Polittico di Porto San Giorgio

In queste opere si ravvisa l'eredità della tradizione gotica (nell'uso dell'oro,nella forte valenza decorativa, nella ricchezza dei particolari, nelle linee sinuose) e al contempo l'influenza delle tendenze rinascimentali nel trattamento dei volumi e delle prospettive. Tra le sue tavole più celebri figurano una serie di Madonne, prima fra tutte la Madonna della Passione (anteriore al 1460, Castelvecchio di Verona).

Madonna con Bambino

(1470, Washington)


Antonello da Messina (1430 ca. - 1479)


Autoritratto 

Nato a Messina fu uno dei primi pittori in Italia ad adottare la tecnica fiamminga dipingendo ad olio anziché a tempera. Nonostante le scarse notizie sulla sua prima attività artistica, si ritiene che abbia studiato e lavorato inizialmente a Napoli, dove in quel periodo erano conosciute le opere degli artisti fiamminghi, soprattutto di Jan van Eyck. Nel 1475-76 Antonello soggiornò a Venezia dove, grazie al suo virtuosismo, ottenne un finanziamento dalla repubblica. Tra i dipinti di questo periodo ricordiamo le varie Crocifissioni e la Pala di San Cassiano (per la chiesa omonima, opera che sara' spezzata, ritagliata e posta nei musei di varie citta' (Vienna, Barcellona, Budapest) notevole, quest'ultima per l'uso sapiente della prospettiva, i colori luminosi ed un'eleganza del dettaglio che rivaleggia con quella dei pittori fiamminghi. L'opera del periodo veneziano, in cui è ravvisabile la lezione di Piero della Francesca, influenzò profondamente i pittori veneti ed in particolare il Giambellino.

Crocifissione di Bucarest - Londra - Anversa

 

Pala di San Cassiano

Tornato a Messina, dove rimase sino alla morte, Antonello dipinse una celeberrima Vergine Annunziata (1476 ca. Palermo, Galleria Nazionale), ultima sua opera portata a termine.

Vergine Annunziata