Rinascimento


Il Rinascimento in Italia

Il primo Rinascimento

Lo sviluppo delle arti tra Quattrocento e Cinquecento

Il Cinquecento e il Manierismo

 

Rinascimento è il movimento culturale e artistico che si sviluppò in Italia fra i secoli XIV e XV. Interessò gli ambiti della pittura, della scultura e dell'architettura e le cosiddette arti minori. Esercitò vasta e profonda influenza sulla civiltà europea anche nei secoli successivi.

Il concetto di rinascimento o rinascita come "seconda nascita" dell'uomo, ricupero di virtù e di valori temporaneamente abbandonati, ha un'origine religiosa. Nel Nuovo Testamento, in particolare nel Vangelo di San Giovanni e nelle Lettere di San Paolo, è corrente l'immagine della "nascita dell''uomo nuovo" dopo la venuta di Cristo, mentre nel medioevo il riferimento è diretto alla "seconda nascita" che si realizza nell'unione con Dio dopo la morte.

Gli scrittori italiani dei secoli XIV e XV si avvalgono di questo concetto di origine religiosa per esprimere la loro consapevolezza del contrasto fra la trascorsa media aetas, il medioevo, e il praesens tempus: rozza e puerile la prima, colto e maturo il secondo. Pur non essendo mai venuto meno nel medioevo, l'interesse per il mondo classico divenne nella metà del XIV secolo il fattore trainante dello sviluppo della cultura europea. Il recupero e l'imitazione dei testi antichi avviarono una profonda trasformazione della vita intellettuale che dall'ambito letterario degli studia humanitatis (da cui il termine "umanesimo") giunse rapidamente a coinvolgere i protagonisti del mondo filosofico, artistico e storiografico. Lo studio dei classici dedicati all'arte dell'antichità favorì l'insorgere di un ideale di rinascita, molto articolato non solo nella sua accezione antiquaria, che trovò forma programmatica in diversi episodi figurativi e architettonici.

Già Boccaccio aveva ripreso il tema virgiliano del ritorno all'età dell'oro (Redeunt Saturnia regna) e negli scritti degli "umanisti" ricorrono con frequenza espressioni di compiacimento per i "tempi nostri" nei quali hanno ricominciato a fiorire gli eloquentiae studia dopo che la caduta dell'impero romano aveva fatto precipitare l'Italia nei secoli bui e dopo che nella penisola si erano stabiliti Goti e Longobardi.

 

Ritratto di Giovanni Boccaccio (Andrea del Castagno)

Xilografia da un'edizione del 1500 di "Fiammetta"

Lorenzo Ghiberti, dopo aver rimproverato al cristianesimo la manomissione e la distruzione del patrimonio artistico della classicità, spiega che la "rozzeria bizantina" è stata una conseguenza della scomparsa dei modelli di quell'epoca aurea e saluta in Giotto come colui che, dopo lunghi secoli, ha ripreso la strada della vera arte.

 

Lorenzo Ghiberti (1378-1455)

Il recupero delle testimonianze antiche favorì dunque la coscienza di una radicale rinascita artistica. I principi base di questa "rinascita" descritta e celebrata in termini paradigmatici da Giorgio Vasari (1511-1574) nelle Vite (1550) furono il ritorno alle forme classiche dell'arte romana antica, l'adozione di un metodo sperimentale nello studio della natura e la concezione dell'individuo come misura e centro dell'universo.

 

Lato del Palazzo degli Uffizi prospiciente l'Arno a Firenze

Tondo dipinto da Giorgio Vasari nel soffitto della Sala di Cosimo I° in Palazzo Vecchio a Firenze raffigurante "Cosimo fra i suoi artisti"

Temi figurativi del mondo classico ritroviamo ad esempio nel Trionfo di Cesare del Mantegna, nelle Storie di Ercole della Cappella Colleoni dell'Amadeo o degli Uomini illustri affrescati da Masolino nel Palazzo Orsini di Montegiordano a Roma, oggi purtroppo perduti,, che sviluppano una concezione dell'uomo che lega il suo destino alle proprie virtù e capacità personali, distaccandolo progressivamente da quel sicuro rapporto con Dio che aveva sostenuto le certezze dell'uomo medioevale. Intenti non dissimili perseguivano altri temi iconografici della mitologia come quello delle Muse, delle Arti o dei Filosofi che venivano ad interessare gli "studioli" delle principali corti del tempo.

 

Cappella Colleoni - Bergamo

Palazzo Orsini - Roma

Nel corso del Quattrocento, l'esigenza di rappresentare gli "affetti" e i "moti dell'animo" crebbe fino alla codificazione offerta da Leonardo nei suoi appunti sulla pittura e nella dinamica espressività degli apostoli del Cenacolo. L'arte sacra si ritrovò rinnovata nei propri intenti didascalici e devozionali. La tendenza a razionalizzare la costruzione spaziale e compositiva dovette accordarsi a nuove esigenze iconografiche e comunicative, generalmente improntate ad un crescente bisogno d'immedesimazione. La documentazione di questo sviluppo è evidente, in ambito domenicano, dagli affreschi dipinti dal Beato Angelico nelle celle dei confratelli di San Marco  a Firenze fino all'Ultima Cena dipinta da Leonardo nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano.

 

Santa Maria delle Grazie a Milano

Basilica di San Marco a Firenze

Analogamente, presso i Francescani osservanti il culto per l'Immacolata Concezione portò alla misteriosa iconografia della Vergine delle Rocce, realizzata sempre da Leonardo per la fondazione milanese di San Francesco Grande.

 

L'ultima cena

 

Vergine delle rocce

 

Contemporaneamente, sui tramezzi delle chiese conventuali padane e alpine si diffondevano i più semplici e didascalici cicli della Passione, spesso ispirati alle serie d'incisioni nordiche, in particolare quelle di Albrecht Dürer che perseguivano analoghi intenti iconografici. Anche l'osservanza agostiniana promuoveva ambiti figurativi di prim'ordine: forse da un agostiniano dipende il programma iconografico della volta michelangiolesca della Cappella Sistina.

 

Interno della Cappella Sistina

La fortuna del ritratto e la sempre maggior evidenza data al committente, compresi i cicli di storie sacre, codificano altresì una concezione antropocentrica. L'individuo si sente arbitro della realtà naturale e storica che lo circonda e, soprattutto, abilitato a reggere da sé l'impatto della propria vita con le alterne vicende della "fortuna". Da questa riscoperta del pensiero degli autori greci e latini emerse un nuovo senso dell'umano e dell'universale, del valore della vita umana, corporea non meno che spirituale, basato sul principio della fondamentale identità del bene e del bello. Senso che trovò le sue più entusiastiche espressioni nelle opere di umanisti come Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola ed Erasmo da Rotterdam e si riflesse su ogni manifestazione letteraria ed artistica dell'epoca.

 

Erasmo da Rotterdam e la sua epoca

 

Pico della Mirandola

La cultura neoplatonica, incoraggiata soprattutto a Firenze da Marsilio Ficino, "l'intellettuale", alla fine del Quattrocento, e da Lorenzo il Magnifico, "il signore", condusse queste tendenze verso gli aspetti più esoterici ed ermetici della cultura antica. A Bologna, Roma e Venezia crebbe l'interesse per i geroglifici, codificato in modo esemplare dall'Hypnerotomachia Poliphili, romanzo illustrato edito da Aldo Manuzio in cui la progressiva iniziazione alla bellezza fu interpretata come itinerario misterioso-iconografico. Ricorrente fu il tentativo di conciliare queste tendenze con la tradizione medioevale, cercando di mettere in evidenza gli elementi di continuità tra cultura classica e verità cristiana, come fece soprattutto Pico della Mirandola.

 

Marsilio Ficino

Aldo Manuzio

 

Lorenzo il Magnifico

Una volta che si sia attribuito al termine "Rinascimento" il compito di indicare il periodo in cui sono elaborate le premesse della moderna visione del mondo nelle arti figurative, la ricerca prospettica riassume in sé completamente il significato di un'evoluzione che si compie, esprimendo l'esigenza dell'uomo di situarsi in uno spazio razionale, misurabile matematicamente, rifiutando quello indefinito della civiltà medioevale.

La genesi del Rinascimento si fissa in Toscana, a Firenze, nei primi decenni del XV secolo pur tenendo presente che molti fermenti e tendenze in quel senso dovevano essere operanti fin dagli ultimi decenni del XIV secolo, con la consapevolezza che ogni classificazione storica comporta irrimediabilmente delle forzature. Si è dunque, ormai, d'accordo nell'assegnare all'Italia il primato dell'elaborazione di questa nuova cultura. Più difficile è, invece, stabilire l'altro estremo cronologico: anche in questo campo le proposte variano con il variare del concetto di Rinascimento. Oggi si tende ad eliminare la tradizionale distinzione tra Umanesimo, Rinascimento e Manierismo e si preferisce parlare di "primo, secondo e terzo" Rinascimento, riconoscendo come unitari nella sostanza questi tre momenti. Si tende, perciò, ad estendere cronologicamente il Rinascimento sino alle soglie dell'età del Barocco, poiché, in effetti, è solo con il XVII secolo che muta radicalmente l'orizzonte culturale, oltre che geografico, politico ed economico dell'uomo e muta intimamente la sua concezione dello spazio situandosi ora egli in un universo illimitato e non più definibile.