Il primo Rinascimento


Ghiberti Lorenzo Masaccio i Bellini
Paolo Uccello Lippi Filippo Tura Cosmè
Domenico Veneziano Domenico di Michelino Carlo Crivelli
Gerolamo da Treviso Antonio Colantonio Antonello da Messina
Belbello da Pavia Gozzoli Benozzo
Giovanni di Paolo Piero della Francesca
il Sassetta Machiavelli Zenobi
  Sano di Pietro Andrea del Castagno
Beato Angelico Baldovinetti Alessio
il Monaco Lorenzo Foppa Vincenzo

 

Con l'opera di Filippo Brunelleschi si fa cominciare la nuova arte: l'architetto fiorentino, la cui impresa più famosa fu l'esecuzione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze senza armature, influì profondamente sull'ambiente artistico fiorentino soprattutto attraverso le sue ricerche teoriche. Infatti, il rinnovamento nel campo della scultura, con Donatello e, in quello della pittura con Masaccio, avvenne entro la sua orbita. Pure vicino al Brunelleschi, anzi uno dei primi che ne compresero il significato, fu Leon Battista Alberti, con cui s'iniziò una sistemazione critica della nuova arte: con lui nacque la figura del trattista, così tipica del secolo seguente e nacquero concetti artistici che la critica moderna avrebbe fatto propri, come quello di "genio", che veniva finalmente a riconoscere alle arti figurative una dignità culturale che il medioevo aveva ignorato.

 

Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti

Scenari naturalistici e figure dalla forte carica espressiva caratterizzano la pittura di Masaccio, come si osserva negli affreschi del 1427 ca. per la Cappella Brancacci della chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, dedicati a episodi della vita di San Pietro. "Da Giotto in qua di tutti i vecchi maestri Masaccio è il più moderno che si sia visto". Con questa affermazione il Vasari accompagnava la trascrizione dell'epitaffio di Masaccio al Carmine. Inoltre, nell'affresco della Trinità del 1425 ca. in Santa Maria Novella a Firenze, l'artista fece efficacemente ricorso alla prospettiva, creando una convincente illusione spaziale. Si osservano le figure della Trinità inquadrate entro elementi architettonici illusionistici.

Proseguendo nella direzione indicata dal Masaccio, anche Paolo Uccello, fu particolarmente attento alle potenzialità pittoriche della prospettiva lineare: i suoi capolavori sono le tre scene della Battaglia di San Romano realizzate tra il 1456 e il 1460 e conservate oggi alla Galleria degli Uffizi a Firenze, alla National Gallery di Londra ed al Museo del Louvre a Parigi. Le opere furono commissionate da Cosimo de' Medici per celebrare la vittoria dei fiorentini sui senesi (1432). In quello stesso periodo il Beato Angelico seppe coniugare la perfetta padronanza della prospettiva con un disegno molto preciso.

Se sotto la signoria dei Medici, Firenze ebbe un ruolo decisivo nel fiorire dell'arte rinascimentale, soprattutto nell'Italia settentrionale la cultura gotica non perdette vitalità favorita dal tono cortese delle committenze padane. A Mantova e Ferrara fu attivo il Pisanello, mentre a Venezia Jacopo Bellini, padre dei pittori Gentile e Giovanni Bellini diede l'avvio alla grande tradizione della pittura veneta.

Il nuovo linguaggio proposto dalla metà del Quattrocento da pittori come Andrea Mantegna, Vincenzo Foppa e Giovanni Bellini porta con sé molti convincimenti delle precedenti generazioni. In particolare, il senso del disegno e della luce che esaltano in modo peculiare il gusto dell'antico, fantasioso ed eroico e il sentimento della natura, coinvolgente e misterioso.

Mentre, in Lombardia il tradizionale realismo si incarna da Foppa a Zenale in un senso della storia fattivo e cordiale, nel Veneto da Bellini a Giorgione, l'uomo è rientrato nell'ambiente naturale dove emergono i segni di un ordine che tutto comprende. Alla lunga carriera di Andrea Mantegna spettò il compito di avviare tutti questi suggerimenti e gli interessi antiquari verso la "maniera moderna" che in area padana fu confortata nell'ultimo ventennio del secolo dalla presenza di Leonardo e Bramante. Intanto, si formavano grandi botteghe, come quella fiorentina del Verrocchio e dei plasticatori Della Robbia Luca e Gerolamo e Fontainebbleau dal 1527.

Alla corte di Federico di Montefeltro a Urbino dominò la figura di Piero della Francesca, grande pittore ed autore anche di scritti teorici sulla prospettiva (De prospectiva pingendi) e trattati di matematica. La sua scienza prospettica trova applicazione in dipinti di grande impegno iconografico. Il suo stile geometrico e misurato riecheggia la monumentalità dell'arte del Masaccio, ma è più astratto e cerebrale. Fu Piero della Francesca inoltre ad introdurre l'uso di mischiare la tempera con la pittura ad olio, carico di sviluppi futuri, ad esempio presso i pittori fiamminghi.

Pittura murale del XV secolo "Il mese di Ottobre". Castello del Buon Consiglo - Trento

Miniatura del XV secolo. "Natività"

Affresco del XV secolo. "Nascita di San Benedetto"

Particolari di un polittico di Scuola riminese dei Coda del XV secolo

Angelo Annunciante - Nascita di Gesù - Annunciazione

 

ANONIMI del XV secolo

La Pietà di Avignone - La Trinità - Vergine con Bambino

Scuola fiorentina XV secolo

Maestro di Santa Caterina XV secolo