Rembrandt (Leida 1606 - Amsterdam 1669)


Rembrandt è il nome con cui è noto Rembrandt Harmenszoon van Rijn, pittore ed incisore olandese, mercante e collezionista. Uomo fanatico e litigioso, prepotente ed arrogante, amato e odiato, Rembrandt rivoluziona la pittura della ricca Olanda del Seicento. Arriva come una meteora tra quei maestri che dipingevano "la verità" entro prospettive rigorose, ubbidienti ai voleri dei committenti che richiedevano estrema somiglianza dei volti, interni squadrati ed eleganti dai pavimenti quadrettati e le donne con cuffia. Con la sua briosa bottega di allievi, aiuti e garzoni, Rembrandt porta luce, colore, movimento, studio, della psicologia, abbattendo i canoni tradizionali creando uno scenario nuovo, misterioso e impenetrabile ancora oggi.  Muore solo e povero, quasi completamente dimenticato dai suoi contemporanei e con lui tramonta l'epoca del "Secolo d'oro olandese".

Autoritratto (1639, Hermitage,  Sanpietroburgo)

Figlio di un mugnaio di Leida che aggiunse al nome Harmen le parole van Rijn alludendo al proprio mulino presso il Reno, il pittore firmò per un certo periodo con le iniziali RH (Rembrandt Harmenszoon). Penultimo di nove figli Rembrandt, come scrive Jan Janszoon Orlers nella Beschryvinge der Stadt Leyden (1641), venne mandato nel 1615 alla Scuola latina di Leida, ma dopo aver passato le prove per l’ammissione all’Università (come risulta da un documento), dovette mettere assai presto da parte gli studi per entrare come apprendista intorno al 1619 nella bottega del modesto pittore Jacob van Swanenburgh, assai stimato in città. Da Leida, Rembrandt si recò ad Amsterdam nel 1624 dove entrò in rapporto con il «pictor doctus» Lastman, ben più importante per la sua formazione, che aveva una bottega non lontano dalla gilda di San Luca. L’apprendistato presso Lastman diede occasione a Rembrandt di entrare in contatto con la pittura di storia e di soggetto mitologico oltre che con il vivace ambiente di Amsterdam, aperto agli stimoli della pittura europea e italiana. Tornato a Leida, dovette con molta probabilità aprire una sua bottega:  a questo primo periodo di attività risalgono dipinti di genere, alcuni ritratti familiari e dipinti di soggetto storico e religioso: La lapidazione di santo Stefano (1625, Lione),  Palamede davanti ad Agamennone (1626, Leida), l’invenzione narrativa dell’Asina di Balaam del 1626 (Parigi, Musée Cognacq-Jay; soggetto già trattato da Lastman), la Cacciata dei mercanti dal Tempio (Mosca, Museo Puškin) e la concettosa composizione del Concerto (Amsterdam, Rijksmuseum). Chiude questa serie il capolavoro Tobia, Anna e il capretto (1626) nel quale la precisione maniacale dei dettagli d’ambiente e la monumentalità delle figure sono immerse entro un complesso gioco luministico dando prova di una raggiunta indipendenza pittorica ed espressiva. Il dipinto è considerato il suo primo capolavoro.

Tobia, Anna e il capretto (1626, Rijksmuseum, Amsterdam)

 

L’abbandono della policromia aggressiva delle prime opere e l’eco caravaggesca che proviene a Rembrandt attraverso i motivi dei «notturni» di Honthorst e il rapporto con il «circolo dei caravaggisti di Utrecht», si trovano nel Il ricco della parabola detto anche Cambiavalute (1627, Berlino) immerso in tonalità pacate bruno-dorate nel chiarore della luce di una candela: una interpretazione assai personale in cui il gioco luministico favorisce il risalto di particolari descritti accuratamente sull’atmosfera indefinita del fondo. Mai sino ad allora il chiaroscuro era stato maneggiato con tanta sottigliezza e padronanza nello studio delle gradazioni luministiche, superando la problematica del rapporto tra lume naturale e artificiale tipica dei caravaggeschi in dipinti in cui la luce sbozza le forme, suggerendo espressive atmosfere che sottolineano l’atteggiamento psicologico dei personaggi protagonisti del dramma come, ad esempio, Geremia lamenta la distruzione di Gerusalemme (1630, Amsterdam, Rijksmuseum).


Presentazione al Tempio (1627-1628, Hamburger Kunsthalle, Amburgo)

Autoritratto (1629, Museo Nazionale, Norimberga)

Anziano soldato con orecchino (1630, Hermitage, Sanpietroburgo)

Geremia lamenta la distruzione di Gerusalemme (Rijksmuseum, Amsterdam)

 

Il repertorio di Rembrandt è quello tipico di un pittore di storia del sec. XVII, comprendendo anche ritratti e figure di ogni sorta; il gusto innato per l’espressione psicologica e l’eccezionale maestria tecnica dell’artista giungono a risultati singolarmente emozionanti rispetto ai suoi contemporanei, spostando l’interesse dalla descrizione alla teatralizzazione della figura e del tema (cfr. Giuda rende i trenta denari, 1629 circa), in pagine di pittura che suscitarono presto l’apprezzamento dei contemporanei. Va aggiunto poi che Rembrandt predilesse la pittura di ritratto accanto alle tematiche storiche, come motivo di studio libero dell’espressione, ma insieme anche come forma di autobiografia, documentata da circa 80 autoritratti che seguono le fasi della sua vita d’artista (Autoritratto con gorgiera, 1629 circa, L’Aja, Mauritshuis - Il pittore nello studio, 1629 circa, Boston) o, ancora, tornò con insistenza sugli studi di teste di vecchi (Ritratto di anziano con berretto di pelliccia, 1630, Innsbruck, Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum; Donna anziana in preghiera, 1629-30, Salisburgo, Landessammlungen Residenzgalerie).

A Leida Rembrandt ebbe già alcuni giovani allievi tra cui Gerrit Dou (1628) e collaborò con Jan Lievens suo coetaneo che, a quell’epoca, dovette partecipare dei problemi di tecnica pittorica sviscerati da Rembrandt e tipici in seguito del suo modo di mescolare dettagli espressivi e libertà pittorica in una grande unità compositiva e spaziale. Rembrandt adotterà una maniera «abbozzata», d’effetto, costruita sull’abilità di trattare il colore utilizzando anche materiali costosi, come nella Ronda di notte o nella  Resurrezione di Lazzaro di Los Angeles dove il pittore usa l’oro (si è ipotizzata da parte della critica la riscoperta delle tradizioni di bottega medievali), suggerendo tramite la materia pittorica quella particolare resa illusionistica di preziosi dettagli (si veda ad esempio la catena dell’Aristotele che contempla il busto di Omero del 1653) che sostituisce la precisione descrittiva di cui fanno mostra i dipinti olandesi contemporanei.


Dopo il giugno del 1631 Rembrandt, spinto dal successo, si stabilì ad Amsterdam presso il mercante d’arte Hendrick Uylenburgh nella Sint Anthonisbreestraat, lavorando presso quella che Baldinucci definì «la famosa Accademia di Eeulenborg»; tramite quest’ultimo dovettero giungere diverse commissioni tra cui quelle per ritratti; i suoi contatti saranno con ricchi commercianti come il birraio di Rotterdam Dirck Pesser e la moglie, personalità della Compagnia delle Indie, il costruttore di navi Jan Rijcksen (Ritratto del costruttore navale con la moglie, 1633, Londra, Buckingham Palace), la giovane coppia di sposi benestanti di Amsterdam (Marten Soolmans e Oopjen Coppit,1634, Parigi, coll. privata), o i dignitari dell’Aja come Maurits Hygens (1632, Amburgo), Amalia van Solms (1632, Parigi, Museo Jacquemart-André) moglie dello statolder Federico Enrico, il pastore rimostrante Johannes Wtenbogaert dell’Aja che si fece ritrarre da Rembrandt ad Amsterdam (1633) o il pittore Jacques de Gheyn (1632, Londra, Dulwich Picture Gallery).

La profetessa Anna. Quadro noto come La madre di Rembrandt che legge

(1631, Rijksmuseum, Amsterdam)


Ritratto di uomo allo scrittoio (1631, Hermitage, Sanpietroburgo)


Presentazione al Tempio (1631, Royal Picture Gallery Mauritshuis, Amsterdam)


Cristo in croce (1631, Chiesa parrocchiale di Le Mas d'Agenais)

 


Uno dei più celebri dipinti del periodo resta la Lezione di anatomia del dottor Tulp (1632: L’Aja, Mauritshuis), praelector della gilda dei chirurghi, che affronta una delle «specialità» più richieste della pittura olandese, il ritratto di gruppo di membri delle corporazioni cittadine, qui rielaborato da R in una composizione espressiva che illustra uno degli aspetti tipici dei dipinti del maestro: la vivacità dei gesti delle figure colte nell’atto di parlare. Tutti i ritratti di questo primo periodo di Amsterdam presentano qualità di osservazione psicologica e intelligenza compositiva nella scelta dell’atteggiamento e nell’equilibrio sottilmente dinamico della figura, ritratta su sfondi grigio chiari con un’illuminazione che crea ombre marcate e risalti spaziali. Riconosciuto ritrattista, scelse spesso formati ambiziosi (Il ritratto del pastore Ellison e di sua moglie, 1634, Boston), suggerendo nella positura del volto e nello studio delle mani una presenza istantanea e vibrante dei personaggi aristocratici ritratti (Maarten Looten, 1632, Los Angeles, County Museum of Art).

Ritratto di uomo e Ritratto di donna

Ritratto di uomo (1632, Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig)


Ritratto di Marteen Looten (1632, Los Angeles County Museum of Art)


Filosofo in meditazione (1632, Louvre, Parigi)

Il costruttore navale Jan Rijksen e la moglie Criet (1633, Collezione Reale della Regina Elisabetta II)


La lezione di anatomia del Dott. Tulp (1632, Mauritshuis, Amsterdam)

Gesù e i discepoli nella tempesta del mare di Galilea (1633, Boston, Isabelle Stewart Gardner Museum)


Il 1633 è l’anno in cui Rembrandt si fidanza con Saskia Uylenburgh, nipote del mercante, acquisendo con il matrimonio la cittadinanza di Amsterdam ed entrando nella gilda di San Luca; sempre in questo periodo il pittore che aveva solo siglato i suoi dipinti comincia a firmarsi «Rembrandt» ispirandosi all’uso degli artisti del rinascimento italiano.

Le ricche ed esotiche atmosfere del gusto seicentesco in Olanda caratterizzano gli autoritratti e i ritratti di questa nuova fase della sua produzione in cui Saskia è la modella di sontuose composizioni  e appare ritratta in numerose altre occasioni, dal doppio ritratto Rembrandt e Saskia (1635-1636, Dresda), ambigua celebrazione del nuovo status sociale raggiunto dall’artista, e probabilmente nei dipinti mitologici in veste di Flora (1634, Ermitage Sanpietroburgo).

Saskia (1633, Rijksmuseum, Amsterdam)


Saskia (1633-1642, Gemäldegalerie, Dresda)

Saskia nelle vesti di Flora (1634, Hermitage, Sanpietroburgo)


Ad Amsterdam Rembrandt proseguì la sua attività di pittore di storia rielaborando composizioni del suo antico maestro Lastman, ma anche di Rubens, confrontando questi ultimi con nuovi modelli pittorici italiani (Il sacrificio di Isacco, 1635, Sanpietroburgo, Hermitage). Come nel ritratto i suoi mezzi pittorici si raffinano e gli effetti luministici, così spettacolari a Leida, sono più studiati e meno brutali; la ricchezza degli accessori impiegati, i pittoreschi modelli, per lo più ebrei, rivelano con evidenza la familiarità con il ricco ambiente del mercante Uylenburgh. Agli anni Trenta risale poi uno dei rari incarichi ufficiali ricevuti da Rembrandt per la realizzazione di una serie di cinque quadri della Vita di Cristo (Monaco, Alte Pinakothek) da parte dello statolder Federico Enrico dipinti tra il 1632 e il 1646 (L’erezione della croce, in cui l’artista si autorappresenta in veste di carnefice; la Deposizione dalla croce; l’Ascensione e la Resurrezione che sono le opere più movimentate del maestro in cui la sostanza chiaroscurale dà luogo a effetti irreali e fantastici).

Erezione della Croce (1633, Alte Pinakothek, Monaco)


La deposizione dalla Croce (1634, Alte Pinakothek, Monaco)


La deposizione nel sepolcro (1635, Alte Pinakothek, Monaco)


Compianto sul Cristo Morto (1638, National Gallery, Londra)


L’ambizione di Rembrandt di rivaleggiare con la grande pittura barocca è evidente nella scelta di formati monumentali, ad esempio nella Sacra Famiglia del 1634  (Monaco, Alte Pinakothek), nel citato Sacrificio di Isacco e nel tumultuoso Accecamento di Sansone (1636, Francoforte, Staatliche Museum), che consente di misurare l’affinamento tecnico nello studio degli effetti luministici quale animato mezzo di scavo psicologico. Rembrandt alterna dipinti della pittura religiosa eroica, come il soggetto neotestamentario di Daniele e Ciro davanti all’idolo di Bal (1633,Collezione privata) o Il festino di Baltasaar del 1635  (Londra, National Gallery), a dipinti di minor formato come Susanna sorpresa dai vecchioni (1636, L’Aja, Mauritshuis), complesse metafore mitologiche (Il ratto di Ganimede, 1635: Dresda, Gemäldegalerie), brillanti e plastici ritratti di potente resa luministica e ricchezza coloristica (Ritratto di portastendardo, 1636, Parigi, collezione privata), in cui il pittore fa risaltare le sue capacità di mimesi nel riprodurre le sensazioni visive e tattili dei ricchi materiali (Ritratto d’uomo in costume orientale, 1639,  Chatsworth, collezione del Duca di Devonshire).

La Sacra Famiglia (1633-1634, Alte Pinakothek, Monaco)


Ritratto di donna di 83 anni (1634, Londra, National Gallery)


Cupido che soffia una bolla di sapone (1634,Vienna,  Liechtenstein Museum)


Il festino di  Baltasaar (1635, Londra, National Gallery)


Il bue squartato (1635, Parigi, Louvre)


Il sacrificio di Isacco (1635, Sanpietroburgo, Hermitage)


Philips Lucasz (1635, Londra, National Gallery)


Nobile slavo (1635, Amsterdam, Rijksmuseum)


Ritratto a mezzobusto (1635, Collezione privata)


Danae (1636-1647, Sanpietroburgo, Hermitage)


L'arcangelo Raffaele abbandona la famiglia di Tobia (1637, Parigi, Louvre)


La parabola dei vignaioli (1637, Sanpietroburgo, Hermitage)

Va precisato, per inciso, che il periodo di attività che copre gli anni dal 1625 al 1642 è stato recentemente sottoposto a verifica da parte degli studiosi del «Rembrandt Research Project», i quali dal 1969 a oggi hanno cercato di definire l’opera autografa del pittore, restringendo il suo corpus a circa 300 pezzi e allargando nel contempo l’importanza dell’intervento nella produzione rembrandtiana della sua affollata bottega (Jacob Backer, Willem de Poorter, Jacob de Wet e poi Govaert Flinck, Bol, Eeckhout, Paudiss, Doomer, Carel Fabritius, van der Pluym, Hoogstraten, Keil – il Monsú Bernardo che informò così bene Baldinucci sul maestro – Nicolaes Maes, Renesse, Drost, Aert de Gelder); il problema attributivo sollevato dagli studi ha aperto anche revisioni critiche sul concetto di autografia nel Seicento spostando l’attenzione sul modo di produzione di bottega, sulla «officina», in cui Rembrandt, imprenditore di se stesso, si arricchiva vendendo dipinti e stampe da lui firmati fatti «da un numero quasi infinito di ragazzi illustri che andavano da lui per istruirsi e apprendere» (J. Sandrart, Teutsche Academie, 1645) ricalcando il suo stile.

La produzione di Rembrandt sembra diminuire nella seconda metà degli anni Trenta; d’altra parte il pittore cominciò in questo periodo a dedicarsi anche al commercio di oggetti d’arte, collezionando egli stesso quadri, disegni – specialmente italiani –, armi, sculture, incisioni, curiosità esotiche che riemergono dal suo repertorio orientaleggiante (copiò anche miniature indo-persiane; l’interesse per questo tipo di curiosità è dimostrato ad esempio dall’incisione La conchiglia, 1650, Londra, British Museum). Nel 1639 Rembrandt, al culmine della sua energia, acquistò per 13000 fiorini una vasta dimora nella Sint Anthonisbreestraat (attuale Rembrandthuis), centro del commercio artistico, ma la difficoltà di pagarne le rate procurerà da allora al maestro crescenti preoccupazioni finanziarie, aggravate dalla nascita di Tito (1641), dalla precoce morte di Saskia (1642) e dai successivi problematici rapporti con la nutrice di Tito, Geertge Dircx, la quale intenterà contro il pittore un processo per rottura della promessa di matrimonio, a causa della relazione con la domestica Hendrickje Stoffels con la quale l’artista instaura una convivenza che solleverà non poche critiche.



Autoritratto (1639, Firenze., Galleria Uffizi)

Ritratto della madre (1639, Vienna, Kunsthistorisches Museum)


Ritratto di Maria Trip (1639, Amsterdam, Rijksmuseum)


La Sacra Famiglia (1640, Parigi, Louvre)


Ritratto di Baertje Martens (1640, Sanpietroburgo, Hermitage)


Nel corso del decennio dal 1640 al 1650 si moltiplicano i soggetti religiosi caratterizzati da un’animazione interiore crescente e dall’intensificarsi degli effetti luministici: la luce «irradiante» inonda il quadro e anima d’intenso pittoricismo volti e oggetti su un indistinto fondo scuro (Autoritratto, 1639 e Saskia con  fiore rosso, 1641 entrambi a Dresda, Gemäldegalerie ). In questo periodo si afferma in modo sempre più netto l’impegno nell’organizzazione dello spazio costruito con impaginazioni fortemente architettoniche e la ricerca d’equilibrio tra resa dei particolari, contrasti luministici e pregnanza plastica espressa nell’Autoritratto con camicia ricamata del 1640 ispirato al Ritratto di ignoto di Tiziano, non raro esempio di suggestioni dalla pittura italiana come nel Ritratto di donna alla finestra del 1656-57, Berlino, Staatliche Museum.

All’incirca a questo periodo risale anche la suggestiva apertura atmosferica del Paesaggio con ponte in muratura (1638 circa, Amsterdam, Rijksmuseum), che supera il semplice motivo naturalistico nell’inquietudine celata dal minaccioso cielo nuvoloso, contrastata interpretazione degli elementi naturali scelta in varie occasioni dal pittore (Paesaggio con un castello, 1640 circa, Parigi, Louvre; Paesaggio fluviale, 1654 Kassel, Gemäldegalerie) e che ricorda la natura mutevole del «notturno» del Riposo nella fuga in Egitto (1647, Dublino, National Gallery of Ireland). più e oltre che nella Ronda di notte (1642, Amsterdam, Rijksmuseum), superba e movimentata composizione pittorica che guarda alle precedenti opere degli anni Trenta, il Rembrandt di questi anni risalta in dipinti commossi, raccolti, dal luminismo intenso e dal colore caldo e profondo ( la Sacra famiglia, 1646 Kassel, Gemäldegalerie; l’Adorazione dei pastori, 1646, Monaco, Alte Pinakothek; Ragazza affacciata alla finestra, 1645, Londra, Dulwich College Gallery).

Saskia con fiore rosso

(1641, Dresda, Gemäldegalerie)


Saskia  (1642, Berlino , Gemäldegalerie)


La ronda di notte (1642, Amsterdam, Rijksmuseum)


Addio di Davide a Gionata (1642, Sanpietroburgo, Hermitage)

Sacra Famiglia con angeli

(1645, Sanpietroburgo, Hermitage)


Ritratto di donna a letto (1645, Edimburgo, National Gallery of Scotland)


Ragazza alla finestra (1645, Londra, Dulwich Picture Gallery)


Adorazione dei pastori (1646, Monaco, Alte Pinakothek)


Adorazione dei pastori

(1646, Londra, National Gallery)


Cristo sulla croce (1646, Bayonne, Musée Boumart)


Sacra Famiglia con cortina e cornice dipinte (1646, Kassel, Staatliche Museen)


La cena in Emmaus

(1648, Parigi, Louvre)


Testa di Cristo (1650, New York, Metropolitan Museum of Art)


Donna alla finestra (1650)


Ritratto di Susanna van Collen e sua figlia Eva (1650, Londra Wallace Collection)


Autoritratto (1650, Washington, National Gallery of Art)

 

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, l’artista dipinse anche quei sensuali ritratti di donne a grandezza naturale in interni fortemente chiaroscurali che rielaborano schemi compositivi precedenti come il Ritratto di giovane donna a letto (1645 circa, Edimburgo, National Gallery of Scotland), Susanna al bagno (1647, Berlino, Staatliche Museum), cui seguirà la Betsabea con la lettera di David (1654, Parigi, Louvre) o la sciolta composizione pittorica della Giovane che si bagna in un ruscello (1654 Londra, National Gallery).

Al calo del mercato d’arte seguito alla prima guerra anglo-olandese s’aggiungono le crescenti difficoltà finanziarie che costrinsero il pittore (la cui produzione era legata al libero mercato diversamente che per pittori come Flinck, organizzati in «accademie» che assolvevano il compito di proteggere il loro status e di favorire il rapporto con committenti e mecenati altolocati), a dichiarare bancarotta nel 1656, a vendere la sua collezione (1657) e la sua casa (1658), situazione gestita attraverso la creazione di una «società» amministrata da Hendrickje Stoffels, concubina del pittore, esclusa per questo dalla comunità dei riformati, e dal figlio Tito, tramite la quale la produzione pittorica di questi anni diventerà moneta di scambio con i creditori del pittore.  Nel 1654 Hendrickije mette al mondo una bambina e Rembrandt sfida ancora una volta la sorte dando alla bambina il nome di Cornelia, già due volte fatale alle figliolette avute da Saskia. Il Consiglio Ecclesiastico condanna Hendrickije per aver avuto “rapporti illeciti” con l’artista; questi, invece, se la cava non essendo membro della Chiesa riformata. Nel 1656 è steso dai creditori un inventario dei beni del pittore e messi all’asta in un salone dell’albergo De Keyserkroon. Se ne ricava l’irrisoria cifra di 600 fiorini e nel 1658 è la volta della casa di Rembrandt che viene venduta per 11.200 fiorini. L’artista si trasferisce in una modesta casa sul Rosengracht in un quartiere popolare e, per limitare i fastidi, con i creditori e l’erario, si registra come nullatenente e alle dipendenze di Hendrickije e del figlio Tito ( a sua volta sotto la tutela della Camera degli Orfani), che avevano avviato un piccolo commercio di oggetti d’arte e che gli passano vitto e alloggio in cambio di dipinti.

A questo periodo appartengono la rara natura morta del Bue macellato (1655, Parigi, Louvre), e soprattutto quei ritratti «morali», figure di risonanza simbolica o letteraria, tratti dal repertorio eroico e leggendario della cultura barocca: con il busto di Omero (New York, Metropolitan Museum of Art), commissionato insieme all’Omero cieco (dipinto non individuato) da don Vincenzo Ruffo dalla lontana Messina nel 1653, il dipinto di Flora di New York (1654-55 Metropolitan Museum of Art) e i numerosi ritratti del figlio Titus.

L’incidente sopravvenuto con il nobiluomo siciliano Vincenzo Ruffo che rimanda indietro l’Omero cieco «per perfezionarlo per l’intero» e con il portoghese Adrada (nel 1654 Rembrandt rifiuta di ritoccare un ritratto giudicato poco rassomigliante), fa luce sulle incomprensioni del pubblico e sul mutamento di gusto della committenza, esemplificato nella produzione di questi anni dalla scelta di una più tradizionale composizione per La lezione d’anatomia del dottor Deyman (1656, Amsterdam, Rijksmuseum) rispetto alla precedente rivoluzionaria Lezione d’anatomia del dottor Tulp che interpreta il soggetto al pari di un dipinto di storia; qualche anno più tardi, la rimozione immediata della lunetta con Il giuramento dei Batavi (Stoccolma, National Museum) commissionata dai borgomastri per il nuovo municipio di Amsterdam (1662), testimonia delle preferenze ufficiali per la pittura rifinita, ma anche dell’isolamento dell’artista dagli ambienti ufficiali rispetto al suo allievo Govert Flinck, il quale ricevette la commissione per sette opere nel municipio.

Sul piano della tecnica pittorica le opere degli anni Cinquanta e Sessanta – le figure letterarie (Uomo con armatura detto anche Alessandro il Grande, 1655, Glasgow), gli apostoli tra cui l’Evangelista Matteo ispirato dall’angelo (1661, Parigi, Louvre), i ritratti (Jacob Trip, 1661, Londra, National Gallery; Marguerite de Geer, 1661, Londra, idem; il Ritratto dei sindaci dei drappieri, 1662, Amsterdam, Rijksmuseum) – presentano ineguagliato splendore nel colorire «abbozzato» che mette in evidenza la trama delle pennellate costruendo grumosi impasti materici e coloristici negli ultimi capolavori come La sposa ebrea (1655, Amsterdam, Rijksmuseum), o Il ritorno del figliol prodigo (1662, Sanpietroburgo, Hermitage), liberi dai canoni classici della pittura di storia.

Nel 1663 un nuovo lutto colpisce Rembrandt con la morte di Hendrickje Stoffels ultima compagna della sua vita che nel testamento si definisce moglie del pittore. Tito, raggiunta la maggiore età, entra in possesso della sua parte di eredità materna e nel 1668 sposa Magdalena van Loo, nipote della sorella di Saskia e, poco prima delle nozze, la giovane coppia attende un erede. A Rembrandt i primi mesi del 1668regalano uno sprazzo di felicità immensa grazie a questi eventi, ma in settembre un’altra tragedia, forse la più dura. Tito muore e con lui il suo ultimo affetto, il suo unico legame con Saskia. L’artista sprofonda nella solitudine, inappetenza e noia. Nella spoglia casa di Rosengracht rimane solo con Cornelia, la figlia avuta da Hendrickje quindici anni prima. In marzo nasce la nipotina, figlia di Tito e verrà chiamata Tizia. Sarà una bambina sfortunata in quanto senza papà e presto si ritroverà anche senza la mamma. Il pittore si chiude nell’ultimo suo grande amore la pittura, la cui qualità rimane sempre elevata e dal suo atelier usciranno capolavori densi di umanità.


La libertà espressiva delle opere degli ultimi critici anni si concretizza attraverso gli ultimi capolavori come Ritratto di famiglia, 1665 circa, Braunschweig, Herzog-Anton-Ulrich-Museum; Ritratto di Jeremías de Decker, 1666, Sanpietroburgo, Hermitage e sul sorprendente saggio di composizione degli autoritratti (Autoritratto con tavolozza e pennelli, 1665 circa, Londra, Iveagh Bequest Kenwood Hause; Ultimo autoritratto, 1669, L’Aja, Mauritshuis), ma anche di resoconto umano visivo, che accompagna il pittore dall’epica dell’Autoritratto come Ariosto del 1640 fino alla satira di se stesso poco prima di morire (Autoritratto come Zeusi, 1669 circa,: Colonia, Wallraf- Richartz-Museum).

 

Ritratto di vecchio (1651, Chatsworth, Devonshire Collection)


Un vecchio in rosso (1652 - 1654, Sanpietroburgo, Hermitage)

Betsabea con le lettera di David

(1654, Parigi, Louvre)


Hendrickije nelle vesti di Flora (1654, New York,  Metropolitan Museum of Art)


Ritratto di vecchio con berretto (1654, Mosca,  Puškin Museum)


Ritratto di vecchia (1654, Sanpietroburgo, Hermitage)


Autoritratto (1655, Vienna, Kunsthistorisches Museum)


Tito nel suo banco (1655, Rotterdam, MUseum Boijmans van Beuningen)


Ritratto di Hendrickije Stoffels alla finestra

(1656 - 1657, Berlino, Gemäldegalerie)


Giovane donna allo specchio

(1657, Sanpietroburgo, Hermitage)


Tito mentre legge (1657 - 1658, Vienna, Kunsthistorisches Museum)


Autoritratto (1658, New York, Frick Collection)


La lotta di Giacobbe con l'angelo (1659, Berlino, Gemäldegalerie)


Autoritratto a 53 anni (1659, Washington, National Gallery of Art)


L'apostolo Paolo (1659, Londra, National Gallery)


Ritratto di Jacopo Trip (1661, Londra, National Gallery)


San Matteo e l'angelo (1661, Parigi, Louvre)


Ritratto equestre di Frederick Riehl (1663, Londra, National Gallery)


Il ritorno del figliol prodigo (1662 - 1668, Sanpietroburgo, Hermitage)


Autoritratto all'età di 63 anni (1669, Londra, National Gallery)


 

Eccezionale disegnatore e incisore, Rembrandt ha creato in tutti i periodi della sua lunga attività opere di grafica che, a buon diritto, rivaleggiano per profondità di concezione, abilità e intensità espressivi con i più celebrati dipinti. Predilisse l’acquaforte, accompagnandone sovente la tecnica con quella della puntasecca; incise ritratti e paesaggi e soprattutto soggetti religiosi, raggiungendo con prodigiosa maestria tecnica e con incessante ricerca d’approfondimento emozionale, ineguagliabili effetti d’atmosfera e di grandiosità spaziale, drammatici contrasti chiaroscurali e misteriosi avvolgimenti di tenebra.

 

 

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