Goya y Lucientes Francisco de Paula José

(Fuendetodos, Saragozza 1746 - Bordeaux 1828)


Autoritratto (1773-1774 Collezione privata)

In Spagna, verso la metà del secolo XVIII, gli ambienti artistici sono fortemente influenzati dall'opera dei maestri stranieri, in particolare di quelli francesi e solo per reazione si assiste all'esaltazione dei valori tradizionali del popolo spagnolo. I maestri stranieri contribuiscono  dunque alla formazione dei pittori spagnoli. Nel 1759 il quarto figlio di Filippo V, Carlo III, sale al trono di Spagna. Durante il suo regno si intrecciano in modo curioso gli effetti di una devozione sempre più intensa e lo sviluppo dell'Illuminismo che formerà circoli di filosofi, giuristi, pensatori e poeti di grande valore. In questo clima particolarmente favorevole sia sul piano estetico, sia su quello culturale nacque Francisco Goya, figlio di un maestro doratore stabilitosi nel 1759-1760 a Saragozza in Aragona di Spagna  e sarà uno dei più grandi maestri pittori spagnoli. A Saragozza fu iniziato agli studi presso i padri Scolopi e frequentò poi la scuola dei Gesuiti dove il beato Pignatelli, scoperta la sua vocazione artistica, lo introdusse nello studio del pittore José Luzán Martinez. Partecipò due volte, entrambe respinto, nel 1763-1764 e nel 1766, durante due viaggi a Madrid, al concorso per una borsa di studio dell'Accademia Reale di San Fernando. Nulla di certo si conosce degli anni fra il 1760 e il 1770. Nel 1771 si trovava a Roma, dove prese parte, ancora senza un buon esito, a un concorso presso l'Accademia di Parma il cui tema era un quadro raffigurante Annibale che guarda dall'alto delle Alpi le terre d'Italia.

Annibale che guarda dall'alto delle Alpi le terre d'Italia (1771, Museo Nazionale di Parma)


 

 

 

Disegno preparatorio "Buon viaggio"


La sua formazione in patria  si era svolta in un ambiente dominato da pittori stranieri dagli indirizzi stilistici diversi: Corrado Giaquinto, Jacopo Amigoni, Giovan Battista Tiepolo e i suoi figli, Anton Raphael Mengs, ma fra tutti rimase affascinato dalla pittura di Tiepolo e nel 1769 decise di partire per l'Italia dove venne in contatto con l'opera di altri artisti: Giuseppe Maria Crespi, Carlo Maratta, Giovanni Benedetto Castiglione. A Roma conobbe Mengs e in quegli anni apprese la tecnica dell'affresco. Nel viaggio di ritorno verso la Spagna, nel 1771, attraversando la Francia, poté eseguire disegni da Nicolas Poussin e Simon Vouet. Tornato in patria si stabilì a Saragozza ed ottenne l'importante commissione di alcuni affreschi per il coretto della  Basilica di Nuestra Señora del Pilar (1771-1772) e composizioni per la Certosa di Aula Dei (1772-1774). Il 25 luglio 1773 sposa a Madrid Josefa Bayeu e grazie all'appoggio dei cognati, i pittori Ramón e Francisco Bayeu  e probabilmente del rientro di Mengs a Madrid, nel 1774 ottenne l'incarico di eseguire i cartoni per l'arazzeria reale di Santa Barbara. In questi anni  (1775-1792) sono particolarmente apprezzate le scene di caccia,  di vita popolare i cui soggetti bucolici e popolari, grazie alla forza del suo genio e alla sua prodigiosa vitalità, acquistano un accento di verità eccezionale nell'arte del suo tempo. Al periodo festoso, tra il tra il 1786 e il 1788, fa seguito l'affiorare della sensibilità del pittore verso il dolore e la miseria, mentre tra il 1791 e il 1792 i due temi, gioia e amarezza sembrano confluire (Il fantoccio di paglia).

Autoritratto

(1790-1795,  Museo della Reale Accademia di Belle Arti Madrid)


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L'ombrellino

(1777, Madrid Prado)


La prateria di  San Isidro (1788, Madrid Prado)


 

La Sacra Famiglia (1780, Madrid Prado)


La vendemmia (1786-1787, Madrid Prado)

 

(cinderella)

 

 

Bambini con cane (Madrid, Prado)


Il mercante di stoviglie (1778, Madrid Prado)


Ragazza con la brocca d'acqua

(Museo Nazionale di Belle Arti Budapest)

 

 

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Il bevitore (Madrid Prado)


Il chitarrista cieco (1778, Madrid Prado)

E' il più grande progetto per arazzi che, data la grandezza e la quantità di personaggi presenti, viene rifiutato in un primo tempo dai tessitori che devono realizzare l'arazzo. Oltre alla dimensione, l'opera ricopre un'importanza cruciale per capire le opere di Goya: è in questo disegno, infatti, che per la prima volta l'artista si avvicina al mondo degli emarginati, dei mendicanti e degli infermi, temi che gli saranno cari in tanti altri dipinti.


 

La nevicata (1786, Madrid Prado)

(cinderella)


 

Il fantoccio di paglia (1791-1792, Madrid Prado)

(cinderella)


Il successo di Goya matura lentamente forse perché la sua ambizione di cortigiano è in contraddizione con l'indipendenza delle sue aspirazioni artistiche. Nel 1780, all'età di trentasei anni, l'artista fu nominato accademico «de mérito» e presenta per l'ammissione un suo Cristo in Croce, freddo e senz'anima.

Cristo in Croce (1780, Madrid Prado)


Chiamato a Saragozza per affrescare la cupola della basilica del Pilar tratta il soggetto della Regina Martyrum. Questo affresco che in alcuni frammenti preannuncia l'audacia di quelli della cappella di San Antonio de la Florida (Madrid), fu aspramente criticato da Bayeu e dal capitolo della basilica. Le liti generate su questo soggetto rivelano il carattere violento e collerico di Francisco Goya che aderisce con fatica alle richieste che gli sono fatte. Tre anni dopo, nel 1783,  presentato al fratello del re, Don Luis, l'artista lavorò al Palazzo d'Arenas de San Pedro, vicino a Toledo e dipinse il Ritratto della famiglia di Don Luis (collezione privata), opera di grandi dimensioni caratterizzata da una particolare luminosità notturna.

Ritratto della famiglia di Don Luis (1783, collezione privata)


Dello stesso anno è il ritratto del Conte di Floridablanca  (Banco Urquijo Madrid) il potente primo ministro in cui il pittore sembra essere ancora intimidito dall'autorità del suo modello. Grazie a Floridablanca riceve la commissione della grande tela  della Predioca di San Bernardino da Siena (Chiesa di San Francisco el Grande, Madrid). Nel 1785 nasce Javier Goya l'unico figlio che gli sopravvivrà. La situazione economica di Goya diventa più florida e cresce anche la sua notorietà. Dal 1785 riceve l'appoggio e la protezione dei duchi d'Osuna. Al favore pubblico si aggiunge quello ufficiale, sancito dalla nomina a vice direttore della sezione di pittura all'Accademia nel 1785 e a primo pittore di corte nel 1786. Per i duchi, Goya dipinse da prima il Ritratto della Marchesa d'Osuna che indossa un abito simile a quello di Maria Antonietta (collezione March, Madrid) stupenda immagine del dolce vivere, quindi un Ritratto con la famiglia del Duca d'Osuna. Nello stesso spirito elegante e leggero esegue il famoso ritratto di Manuel Osorio de Zúñiga e i quattro famosi cartoni per gli arazzi delle Stagioni. Le fioraie (Primavera), L'aia (estate), La vendemmia (Autunno), La Nevicata (Inverno) -  queste ultime due opere già riprodotte qui sopra in questa pagina - notazioni della vita madrilena su un tema classico. Improntata allo stesso stile è la serie di tele realizzate nel 1787 per il Palazzo dell'Almeda, residenza di campagna della duchessa d'Osuna, non lontano da Madrid.

 

Duchessa d'Osuna (1786,collezione March, Madrid)

La famiglia del duca d'Osuna (1786, Madrid Prado)

 

Particolare del Ritratto della Famiglia del duca d'Osuna

 

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La morte di Carlo III, nel dicembre 1788, e l'ascesa al trono del debole bonario Carlo IV e della sua temibile moglie Maria Luisa, coincidono con l'inizio della Rivoluzione francese. Ma la vita di corte a Madrid non è mutata e i sovrani si faranno ritrarre in piedi e a mezzo busto da Goya che nel 1789 viene nominato «pintor de camera del Rey».In questi anni vengono eseguiti splendidi ritratti di personaggi dell'alta società: fra scintillii di sete e di gioielli le sue figure, però, sono sempre un po' rigide e fisse, ma i volti sono resi con una spietata penetrazione psicologica. La Tirana, la Duchessa d'Alba intorno alla quale la leggenda ha tessuto un romanzo d'amore con la stesso Goya non comprovato da nessuna testimonianza, la Contessa di Chincón, Doña Isabel Cobos de Porcel, Ragazze (Maye) al balcone, il gran quadro di Carlo IV e la sua famiglia e le due Maias le "belle popolane" eseguite nel 1805 circa per la raccolta di Manuel Godoy. Accanto ad essi dipinse anche scene di vita madrilena via via più cupe e quadri ove cominciamo ad apparire scene di fantastiche stregonerie. Un'opera splendida è la decorazione ad affresco della cupola della cappella di San Antonio de la Florida a Madrid (nella quale sono conservate le ceneri del pittore), dove un  miracolo del santo è raffigurato come una scena popolare: la libertà e la forza di concezione e di fattura dell'affresco anticipano le più ardite soluzioni delle opere tarde. Tuttavia,  per ragioni politiche molto complesse e in parte conseguenti alla Rivoluzione francese, Goya perde fra il 1790 e il 1792 molti dei suoi protettori. Il celebre finanziere Francisco Cabarrús viene imprigionato, Floridablanca è destituito, mentre Manuel Godoy, il giovane militare favorito della regina, nel 1792 è nominato Primo ministro. Tutti questi avvenimenti provocano un grande sconvolgimento nell'ambiente in cui vive Goya. La produzione artistica subisce un rallentamento causato da molti congedi dei committenti. Nel frattempo Goya si era trasferito in Andalusia dove si ammalò gravemente e tornerà a Madrid solo alla fine del 1793 sordo e duramente provato da un attacco di paralisi. Riprende l'attività, ma da quest'epoca, muta poco a poco il proprio stile, abbandonando l'uso dei colori freschi a vantaggio di effetti monocromi e adottando un'esecuzione più aspra ed efficace.

Doña Tadea Arias de Enriquez (1794, Madrid Prado)


Il generale Don Antonio Ricardos (Madrid Prado)

 


Doña Isabel Cobol de Porcel (National Gallery Londra)


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Carlo VI di Spagna e la sua famiglia (1795, Madrid Prado)

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Manuele Osorio de Zúñiga

 (1788, NYC Metropolitan Museum of Art)

 

 

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Il conte Fernán Núñez (collezione Núñez  Madrid)


Autoritratto del 1794 (Castres Goya Museum)


Maria Rosario Fernández "La Tirana" (1794, collezione privata)


La maja desnuda (1795, Madrid Prado)

 

 

 

 


La maja vestida (1800-1805, Madrid Prado)

 

 

 

 

 

 

 


Ritratto della Marchesa di Santa Cruz (Madrid, Prado)

 

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Autoritratto del 1815 (Madrid Prado)

Iniziò in questi anni sul finire del XVIII secolo la serie di incisioni dei Capricci cui seguirono quelle dei Disperates, detti impropriamente Proverbi e dei Disastri della Guerra, questi ultimi ispirati dalla guerra contro Napoleone: caricature crudeli, fantasie e allucinazioni paurose e misteriose, spietata visione del mondo e dell'uomo: Lo stile di Goya diviene nelle opere tarde sempre più essenziale, in un drammatico muoversi di ombre e di luci. Alle incisioni si alternano dipinti di duelli, scene di esecuzioni, di fanatismo religioso. Le due grandi tele che rappresentano i tragici episodi del 2 e del 3 maggio 1808, La lotta coi Mamelucchi e Le fucilazioni della montagna del Principe Pio, sono in scala monumentale, simili alle scene dei Disastri della Guerra. Il medesimo umore fantastico si ritrova nei dipinti murali delle stanze della sua casa di campagna sul Manzanarre, la "Quinta del Sordo", in una ossessiva mistione di sogno e realtà, eseguiti tra il 1820 e il 1823 e ora conservati a Madrid nel Museo del Prado come tanta parte delle sue opere.

El Cid Campeador che infilza un toro (Museo dell'Albertina Vienna)

 

Chi non si scatena? (Madrid, Prado)


(18108-1812, Budapest Museo Nazionale di Belle Arti)


Il pentimento di San Pietro (Washington, The Phillips Collection)


San Gregorio Magno (1795-1799, Madrid Museo Romantico)


El aquelarre (1797-1798, Madrid Museo Lazaro Galdiano) 


L'esorcismo (1797-1798, Madrid Museo Lazaro Galdiano)


 

 

 

 

 

 

 

Francisca Sabasa y Garcia (1804-1808, Washington National Gallery of Art)

La sposa del libraio 

(1805, Washington National Gallery of Art)


Le majas al balcone

(1810-1815, NYC Metropolitan Museum of Art)


La fucina

(1812-1816, NYC Collezione Frick)

 

 


Il 3 maggio 1808 a Madrid ovvero Le fucilazioni della Montagna del Principe Pio  (1814, Madrid Prado)

 

 

 

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La lotta con i Mamelucchi (1814, Madrid Prado)

 


Il duca di Wellington (1812-1814)

rubato alla National Gallery di Londra


 

Antonia Zarate (1811, San Pietroburgo Hermitage)


Donna che legge una lettera (1812-1814, Lille Museo di Belle Arti)


Ritratto del nipote Mariano Goya (1815, Madrid Prado)


 

Allegoria dell'adattamento della Costituzione del 1812

(1812, Museo Nazionale di Stoccolma)

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Il pellegrinaggio a San Isidro (1820-1823, Madrid Prado)

 


Nel 1820 scoppia la rivoluzione costituzionale. Il re Ferdinando VII è costretto a fuggire  e alla fine del 1823 quando, dopo tre anni di disordini riprenderà il potere, si stabilisce il «terrore bianco». Francisco Goya, nonostante l'età, sembra impegnarsi nell'opposizione al punto che, al ritorno di Ferdinando VII è costretto a nascondersi. Nel maggio del 1824, all'epoca del decreto di amnistia strappato al re dagli alleati, si affretta a chiedere un congedo con il pretesto di dover seguire una cura termale in Francia. Si recò a Parigi e poi, nell'ottobre del 1824 si stabilì a Bordeaux con Leocadia Zorilla de Weiss, circondato dai vecchi amici «afrancesados» e frequentando in particolare il poeta Leandro de Moratin. Più tardi lo raggiungeranno la nuora e il nipote Mariano. E' significativo constatare che l'opera e la vita di uno dei più grandi maestri spagnoli si concludono nel 1827 con la morte dell'artista sulla chiara immagine della Lattaia di Bordeaux: nonostante i suoi ottantadue anni, la malattia, la sordità e i gravi problemi alla vista, Francisco Goya si esprime con una libertà di espressione e di tecnica che mostra come il suo genio sia ancora in evoluzione.

Ritratto di Goya eseguito nel 1826 da V. Lopez

 

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La lattaia di Bordeaux (1827, Madrid Prado)


 

 

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