La pittura tardo-barocca


Rosalba Carriera (Venezia 1675-1757)


Allieva di Antonio Balestra e del cognato Pellegrini, si dedicò, con estrema finezza e senso squisito del colore, alla miniatura e al ritratto a pastello. Interprete ideale della società elegante e mondana del suo tempo, ebbe un enorme successo, soprattutto presso le principali corti europee. La sua opera fu molto richiesta dal principe Augusto di Sassonia (di cui fece tre ritratti) e perciò gran parte dei suoi dipinti si trova ora nella Pinacoteca dì Dresda; lavorò pure per i duchi di Modena e per la corte di Vienna, dove eseguì tra l'altro il ritratto dei Metastasio. Gli ultimi anni della sua vita furono tormentati dalla pazzia e dalla cecità.

Autoritratto con il ritratto della sorella (1715) Firenze, Galleria degli Uffizi (sopra)

 

Le quattro stagioni (a lato)


Pesne Antoine (Parigi 1683 - Berlino 1757)


Autoritratto con le sorelle (1754, Berlino, Staatliche Museen)

 

Nipote del pittore e incisore Jean (Rouen 1623-Parigi 1700), abile traduttore  di Raffaello, Poussin, Tiziano, ammesso all'accademia nel 1720, fu quindi convocato a Berlino come pittore di corte di Federico II di Prussia, dove si dedicò con pari dignità artistica alla decorazione monumentale, al ritratto, alla pittura storica, religiosa, di genere, svolgendo un importante ruolo nella diffusione  del rococò francese attraverso l'Europa. La pittura di Pesne, che riprese con grande sensibilità coloristica il genere campestre e galante alla Watteau, influenzò a lungo soprattutto la scuola berlinese.

La ballerina Barbara Campanini, detta "Barbarina"

(1745, Berlino, Schloss Chralottemburg)

 

 

 


Piazzetta Giovan Battista (Venezia 1683 - 1754)


Dopo un'iniziale formazione nella bottega del padre Jacopo, intagliatore in legno, passò nella bottega dei veneziano Molinari, un pittore "tenebroso" di lontana ascendenza caravaggesca. L'esperienza fondamentale fu però quella bolognese (1703), durante la quale si accostò a G. M. Crespi e ne assunse il gusto naturalistico e la vivace coloritura a macchia. Tornato a Venezia intorno al 1711, si affermò con il Martirio di san Jacopo (1717, San Stae). Energia di composizione e di segno si notano in tutte le opere giovanili, come l'Apparizione della Vergine a san Filippo Neri, in Santa Maria della Fava. Intorno al 1720 dipinge la Gloria di san Domenico (1725, nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo), impostata su effetti atmosferici di ispirazione veronesiana. Si tratta di un periodo di transizione, in cui il Piazzetta alterna a grandi composizioni sacre (Estasi di san Francesco, nel Museo di Vicenza; Sacrificio di Isacco, nella Pinacoteca di Dresda), piene di misteriosi e suggestivi effetti d'ombra, una serie di studi sul vero, generalmente di piccole dimensioni (Alfiere, alla Pinacoteca di Dresda). Questo periodo trovò uno sbocco intorno al 1740, quando, anche per influenza del Ricci, il pittore schiarì definitivamente la tavolozza e si orientò decisamente verso un naturalismo sciolto e luminoso, adatto al clima culturale del tempo; sono di questo momento le sue opere più notevoli: Assunta (Parigi, Louvre), L'indovina (1740, Venezia, Gallerie dell'Accademia), Rebecca al pozzo (Milano, Brera), Decollazione del Battista (Padova, basilica). Nel 1750 fondò una scuola di pittura dalla quale avrebbe preso corpo l'Accademia veneziana. La sua opera segna il passaggio dallo stile barocco al rococò.

L'indovina (1740, Venezia, Gallerie dell'Accademia)


Nattier Jean-Marc (Parigi 1685 - 1766)

detto Nattier le Jeune


Discendente di una famiglia di artisti, assai giovane, incise con il fratello Jean-Baptiste, i Rubens della Galleria del Lussemburgo, opera pubblicata nel 1710. Nel 1717, ad Amsterdam, eseguì i ritratti di Pietro il Grande e di Caterina Iª di Russia (Leningrado, Hermitage) e la Battaglia di Poltava (Mosca, Museo di Belle arti). Nel 1718 fu ammesso all'Accademia reale con il Perseo che pietrifica Fineo (Museo di Tours). La sua fortuna di ritrattista di corte di Luigi XV fu consacrata nel 1737 con la presentazione al Salon di Mademoiselle de Lambesc in veste di Minerva (Parigi, Louvre), già tipico della sua specializzazione in "ritratti mitologici", o per meglio dire erotico-arcadici. L'interesse di questo pittore sostanzialmente mediocre, sulla linea di Boucher ma con forme assai più accademiche, risiede più che altro nell'essere specchio fedele del costume teatralmente allegorizzante e libertino (nel senso volgare del termine) della corte di Luigi XV, donde ad esempio la spietata polemica, più moralistica che estetica, condotta contro di lui da Diderot. Il principale nucleo delle sue opere è conservato a Versailles: fra i soggetti più volte replicati (anche in copie autografe, come certificato da documenti, o valendosi di un'organizzata bottega) è la regina Maria Leszczynska, moglie di Luigi XV.

Ritratto di Anna Enrichetta come Flora (1742, Firenze, Uffizi)


Ritratto di Maria Adelaide come Diana (1745, Firenze, Uffizi)

Oudry Jean-Baptiste (Parigi 1686 - Beauvais 1755)


Allievo di Largillière, divenne il pittore delle Cacce di Luigi XV insieme a de GRYEFF e BRANDI. Ottenne nel 1734 la direzione della manifattura di arazzi di Beauvais, per la quale compose l'arazzo delle Favole di La Fontaine (dello stesso periodo sono le sue illustrazioni per una grande edizione delle Favole stesse) e nel 1736 la soprintendenza della manifattura dei Gobelins. Fra le sue numerose opere, di cui buona parte si trova al Louvre, celebre è l'Anitra bianca (Londra, Collezione P. Sassoon). Anche suo figlio JACQUES CHARLES (Parigi 1720 - Losanna 1778) si dedicò alla pittura di animali.

L'anitra bianca (Londra, Collezione P. Sassoon)

Alcune scene di caccia (Bucarest, Museo Nazionale)


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Natura morta con violino (1730, Parigi, Louvre)


Asam Cosmas Damian (Benediktbeuern 1686 - Weltenburg 1739)


Fratello di Egid Quirin con il quale spesso collaborò. Fu per qualche tempo a Roma con G. Ghezzi. Tra le sue imprese decorative principali, che sono anche fra i massimi esempi della pittura  tardo-barocca e rococò, si ricordano gli affreschi della cappella e dello scalone del castello di Schleissheim (1721), quelli del convento di Weingarten (1721 circa), della chiesa dello Spirito Santo a Monaco, del Landhaus di Innsbruck, della chiesa del palazzo di Bruchsal e dello scalone del palazzo di Mannheim, della chiesa del convento di Osterhofen e di quella di Weltenburg.


Pittoni Giovanni Battista (Venezia 1687 - 1767)


Allievo dello zio, Francesco, si formò a contatto con la grande tradizione decorativa veneziana, che integrò forse guardando alla scuola napoletana, specie al Solimena. Le prime opere note (Martirio di san Tommaso, 1720, Venezia, San Stae) rivelano, nella forte impostazione plastica e nel chiaroscuro risentito, l'influenza del Piazzetta: si tratta però di un atteggiamento momentaneo, dato che l'influenza del Ricci (Madonna e santi, Vicenza, San Germano dei Berici) lo indusse ad adottare una pennellata nervosa e scattante e una tavolozza chiara pienamente consone al coevo gusto rococò. In tal modo il Pittoni giunge alle sue cose migliori, tele sacre e profane interpretate con gusto scenografico e realizzate con una pennellata luminosa (Annibale giura odio ai Romani, Milano, Brera; Sacrificio di Jefte, Genova, Galleria di Palazzo Reale; Salomone e la regina di Saba, Liverpool, Walker Art Gallery). Intorno alla metà del secolo la vena del Pittoni sembra esaurirsi (Diana e Atteone, Vicenza, Museo civico), anche per l'impegno di direttore dell'Accademia veneziana (dal 1758): e non valse a risollevare il tono delle opere neppure l'influenza del Tiepolo, evidente nel soffitto di Ca' Pesaro.

Natività (1740, Londra,  National Gallery))


il Canaletto (Venezia 1697 - 1768)


Soprannome di Giovanni Antonio CANAL. Avviato alla scenografia dal padre Bernardo, "pittore da teatro", nel 1719 si recò a Roma ove, probabilmente, iniziò a dipingere vedute dal naturale; ritornò a Venezia l'anno seguente. Le prime vedute veneziane sono vicine a quelle del Carlevarijs, ma con un impianto più grandioso e scenografico e toni caldi, che ricordano quelli di Marco Ricci. Le vaste intavolazioni spaziali sono animate da forti contrasti chiaroscurali che intensificano i rapporti cromatici: sei Vedute della Piazza San Marco (Castello di Windsor), la Chiesa della Carità dal laboratorio dei marmi di San Vitale (Londra, National Gallery). Dal 1727 circa, l'osservazione più attenta della luce naturale nei diversi momenti del giorno e nel succedersi delle stagioni portò il Canaletto ad abbandonare gradualmente i più scenografici effetti chiaroscurali per tonalità più chiare e luminose, stese uniformemente su piani staccati da ombre nette, con acuta sensibilità coloristica: la Regata vista da Ca’ Foscari (Castello di Windsor), Festa di San Rocco (Londra, National Gallery). All'esattezza dei rapporti prospettici, i quali mantengono e talora amplificano il taglio grandioso delle prime opere, corrisponde la descrizione minuta dei particolari che intensamente contribuisce a quell'impressione di assoluta evidenza tipica delle opere del Canaletto. I medesimi caratteri tornano anche nelle vedute di fantasia e nei paesaggi di terraferma: il Dolo, le rive del Brenta, i dintorni di Padova. Quattro Vedute romane del 1742 (Castello di Windsor) hanno fatto pensare a un secondo soggiorno romano dell'artista. Tra il 1741 e il 1744 furono incise le acqueforti della raccolta dedicata al console Smith, nelle quali furono ulteriormente approfondite le precedenti ricerche stilistiche, con effetti di vibrazione atmosferica della luce. Entrato in contatto con l'ambiente dei collezionisti inglesi tramite lo Smith, il Canaletto si recò nel 1746 a Londra ove rimase, con un intervallo di otto mesi, fino al 1753. Le vedute inglesi sono caratterizzate da una luminosità diffusa e serena, in un'inquadratura prospettica ampia e panoramica: Il Tamigi da casa Richmond (Goodwood, Raccolta del duca di Richmond), Il Parco di Badminton (Raccolta del duca di Beaufort). Nelle ultime opere, dal Portico di palazzo (Venezia, Accademia) dipinto nel 1763 in occasione del suo ingresso all'Accademia, ai disegni per le Solennità dogali, si nota un progressivo irrigidimento stilistico (dovuto in parte al vasto intervento di aiuti), riscattato da pochi sorprendenti ritorni, come il drammatico Interno notturno di San Marco del Castello di Windsor. Il Canaletto ebbe importanza europea per la successiva pittura di vedute e paesaggi; tra gli artisti che subirono il suo ascendente basti ricordare il Guardi e Constable.  

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La punta della Dogana (1726-1728, Vienna, Kunsthistorisches Museum)


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Il Canal Grande visto da Nord-Est da Palazzo Balbi sino al Ponte di Rialto (1724, Collezione Privata)

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Veduta del Bacino di San Marco (1730-1735, Milano, Brera)


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La "Piazzetta" (1733-1735, Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica)


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Ritorno del Bucintoro al Molo il giorno dell'Ascensione (1730, Collezione Privata)

Il Tamigi con il Chelsea College (1751, National Museum of Art, Havana, Cuba)


Hogart William (Londra 1697 - 1764)


Autoritratto con cane (1745, Londra, Tate Britain) [il dipinto sul francobollo è stampato al contrario]

Come pittore fu in concreto un autodidatta, benché frequentasse la bottega di sir James Thomhill, pittore di corte, di cui sposò la figlia. Fonti essenziali della sua formazione furono, più che la tradizione popolaresca e realistica degli Olandesi e dei Fiamminghi, il teatro e la letteratura contemporanei; dai modi della figurazione scenica e dalla prosa narrativa derivò la continuità di descrizione e di racconto che caratterizza la sua opera. Nella Scena dalla Tempesta di Shakespeare (Wakefield, Collezione privata) e nelle varie redazioni della Scena dall'Opera dei mendicanti di John Gay ( 1728, in collezioni private e nella Tate Gallery di Londra) l'ispirazione è scopertamente teatrale, non solo per il gestire, ma anche per i costumi e le luci artificiose. Al 1728 risalgono le prime prove pittoriche, le piccole "conversazioni" o ritratti in gruppo, svolti come sottili pitture di ambiente (La famiglia Fountain, 1730, Filadelfia, Museo d'arte; La cabina del capitano Graham, Greenwich, Museo nazionale della marina; I domestici di casa Hogarth, Londra, Tate Gallery). Dal 1732 iniziano le celebri serie "sociali": La carriera della cortigiana (1732, sei incisioni), La carriera del libertino, in otto scene (i dipinti, da cui Hogarth trasse anche le incisioni, si conservano nel Soane's Museum di Londra), Il matrimonio alla moda (finito nel 1743) in sei scene (Londra, National Gallery), La campagna elettorale, serie di quattro dipinti (1754-1755) nel Soane's Museum di Londra. In queste e nelle altre composizioni su tema sociale il pittore trascende la satira di costume, facendo propria la complessità di descrizione dei caratteri e la drammatica intensità della commedia e della tragedia inglesi. Nei ritratti il ricordo frequente di Van Dyck e dei francesi non turba generalmente l'acutezza dei l'osservazione, la franchezza della resa pittorica, la scioltezza e la libertà del tocco (I bambini Graham, 1742, Tate Gallery; Elizabeth Salter, 1744, National Gallery; Autoritratto col cane, 1745, Tate Gallery). A Hogarth si deve anche un trattato di estetica, basato interamente sull'analisi formale, The Analysis of Beauty, pubblicato a Londra nel 1753.

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Il contratto di matrimonio (1743-1745, Londra, National Gallery)


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Il trittico di Hogart (Bristol, Art Gallery)

25 c. La chiusura del sepolcro - 35 c. Le tre Marie - 1$ L'Ascensione


 Troger Paul (Zell, val Pusteria 1698 - Vienna 1762)


Pittore austriaco appartenente al tardo barocco austriaco. A Venezia, all'inizio del secondo decennio del Settecento, fu in contatto con il Piazzetta e con Federico Bencovich, come appare nella Crocifissione della parrocchiale di Caldaro (1722) e nelle figure di San Francesco del convento di Lilienfeld e della chiesa di Sankt Peter a Salisburgo. Fu anche a Napoli presso il Solimena, a Roma e, infine, a Bologna, dove lavorò alle dipendenze di Giuseppe Maria Crespi. A Vienna dal 1728, divenne direttore dell'Accademia tra il 1754 e il 1757. Nelle opere della maturità, e in particolare negli affreschi di Zwetti, Altenburg e Seitenstetten, l'artista schiarì concretamente la sua tavolozza accostandosi piuttosto a Giovanni Antonio Pellegrini.

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Stift Altenburg, Köhrenbach-Greillenstein, Stift Melk


Chardin Jean-Baptiste-Simeon (Parigi 1699 - 1779)


Autoritratto con visiera verde (1775, Parigi, Louvre)

Collocato dal padre, falegname e fabbricante di biliardi per il re, nello studio di Cazes, trascorse i primi anni d'apprendistato copiando, secondo la consuetudine, i quadri del maestro. Più tardi studiò con Noël Coypel e partecipò, con Van Loo, al restauro degli affreschi del Primaticcio a Fontainebleau. Le prime opere che gli procurarono una certa notorietà furono, oltre ad un'insegna da chirurgo (perduta), La Razza e Il Buffet (Louvre), presentate all'Accademia, nella quale fu accolto (1728). 

La razza (1728, Parigi, Louvre) Buffet (1728, Parigi, Louvre)

Del 1733 è La Signora intenta a sigillare una lettera (Berlino, castello di Charlottenburg), ritratto della prima moglie Marguerite Saintard, morta due anni dopo. Durante il quarto e il quinto decennio del secolo Chardin trasformò il suo stile, raffinandolo ulteriormente, staccandosi progressivamente dal gusto dell'aneddoto, assorbì suggestioni dei grandi Olandesi del Seicento, in particolare di Pieter de Hooch: La Lavandaia (Stoccolma, Museo nazionale), ritratti del figlio bambino nelle diverse versioni delle Bolle di sapone e dei Castelli di carte. Attento osservatore dei riflessi luminosi suscitati sugli oggetti dai diversi colori e grande colorista, volse la sua abilità e le sue ricerche tecniche - effetti di luce, inimitabili bianchi ad impasto denso e tuttavia luminosissimo, tocchi ripresi e sovrapposti in gamme diverse - ad evocare, nelle nature morte, nei ritratti, negli interni, la poesia delle cose più umili e quotidiane (Fanciulla con volano, Firenze, Uffizi). Con le nature morte dipinte tra il 1755 e il 1758, Boccale d'olive e Natura morta con pipa (Louvre), l'arte di Chardin giunse a compiuta maturità: sapienti equilibri di composizione, raffinate modulazioni di pochi toni bassi e spenti con improvvise accensioni di bianchi. Dal 1770 circa, abbandonato dal favore pubblico, caduti in disgrazia i suoi protettori a corte, il maestro, anche a causa della malferma salute, cominciò a rallentare il ritmo di lavoro servendosi quasi esclusivamente dei pastelli. Mirabili per la trasparenza del colore, che suscitò l'ammirazione di Diderot, sono il Ritratto della seconda moglie e l'Autoritratto con visiera verde, conservati nel Museo del Louvre insieme con numerose altre tele degli anni precedenti: la Pourvoyeuse, il Benedicite, la Madre laboriosa, il Fanciullo con la trottola.  

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La lavandaia (1730, Sanpietroburgo, Hermitage)


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 Signora intenta a sigillare una lettera  (1733, Berlino, Schloss Charlottenburg)


Natura morta con pipa e boccale con olive (1737, Parigi, Louvre)


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Fanciullo con la trottola (1738, Parigi, Louvre)


Donna che sbuccia le cipolle (1740, Monaco, Alte Pinakothek)


Castelli di carta (1740, Firenze, Uffizi)


Fanciulla con il volano (1740, Firenze, Uffizi)


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La preghiera prima di cena (1744, Sanpietroburgo, Hermitage)


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Uva e melograni (1763, Parigi, Louvre)


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Vaso di fiori (1760-1761, Edimburgo, National Gallery of Scotland)


I riconoscimenti dell'Arte (1766, Minneapolis, Institute of Arts)


Zuccarelli Francesco (Pitigliano, Grosseto 1702 - Firenze 1788)


Studiò a Firenze con P. Anesi, completando la sua educazione a Roma con A. Locatelli e con Pannini. L'indirizzo verso la pittura di paesaggio, risultato delle esperienze culturali tosco-romane, trovò completa espressione nel soggiorno dell'artista a Venezia, dove la conoscenza delle opere di Marco Ricci e della grande pittura di paesaggio veneziana lo portò ad un cromatismo più vivido e smagliante. Trasferitosi nel 1752 in Inghilterra, dove rimase dieci anni, tornò poi a Venezia prima di passare a Roma e a Firenze. L'opera dello Zuccarelli, che riflette il gusto languido e garbato dell'epoca rococò, conserva tuttavia una sua vena di fresca originalità. Fra i numerosissimi dipinti: Pastorale (Londra, Collezione Ludlow), Ratto di Europa (Venezia, Accademia), Baccanale (Venezia, Accademia), Paesaggio con monumenti romani (Milano, Collezione privata).

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Paesaggio con donna che conduce una mucca (1774) Paesaggio con figure (Museo Nazionale dell'Avana, Cuba)

Liotard Jean-Étienne (Ginevra 1702 - 1789)


Autoritratto (Firenze, Uffizi)

Pittore svizzero, compì la sua formazione a Parigi e in Italia. Dipinse ad olio e soprattutto a pastello (ritratti, scene di genere, paesaggi, nature morte); eseguì anche acqueforti. Tra le opere migliori si ricordano l'autoritratto dell'artista agli Uffizi e il ritratto di Madame d'Epinay (Ginevra, Museo d'arte e storia); quello della contessa di Coventry, di M.lle Lavergne e il Paesaggio presso Ginevra (Amsterdam, Rijksmuseum). Fu anche abile miniatore.

M.lle Lavergne (1746, Dresda, Gemäldegalerie)


Pietro Falca, detto Pietro Longhi (Venezia 1702 - 1785)


Ritratto eseguito da Francesco Guardi (1750, Venezia, Museo del Settecento veneziano)

Figlio di Alessandro Falca, gettatore d'argento, fu scolaro del Balestra e si formò alla scuola bolognese di G. M. Crespi. Della sua giovanile "maniera grande" restano il Supplizio di san Pellegrino (Bergamo, 1730 circa) e gli affreschi con la Caduta dei Giganti (Venezia, Palazzo Sagredo, 1734), concepiti nel barocchismo retorico della tradizione dei Balestra. In seguito l'attenta lettura del Crespi (influssi evidentissimi nei Pastorelli di Rovigo e Bassano, 1741), la conoscenza degli Olandesi e Fiamminghi del Seicento e della contemporanea pittura di costume francese condussero il pittore al suo tema fondamentale: la rappresentazione della vita dei tempo, resa in una cronaca intima, sottilmente ironica, in comunità di intenti col teatro del Goldoni. La società patrizia veneziana è effigiata con colori teneri e chiari, in ambienti affettuosamente descritti. Tra le cose più felici di questa vasta produzione: La Visita e La Lettera (New York, Metropolitan Museum), Il cavadenti (Brera) e Il rinoceronte (Venezia, Ca' Rezzonico); Il Concerto (Milano, Brera), la serie dei Sacramenti (1757), ispirata a quella del Crespi, e la serie della Caccia in valle, di grande schiettezza pittorica. Un po' stanca l'attività degli ultimi anni, talora troppo illustrativa.

Il cavadenti (1750, Milano, Brera)

La lettera del moro (1751, Museo del Settecento veneziano, Ca' Rezzonico)


Il farmacista (1752, Venezia, Galleria dell'Accademia)


Corrado Giaquinto (Molfetta 1703 - Napoli 1765)


Ritratto eseguito da Nicola Pasta (Molfetta, Fabbrica di San Domenico)

Si formò a Napoli più che alla scuola di Nicola Maria Rossi, che pure frequentò, a quella del Solimena e agli esempi di Giacomo Del Po, il cui nuovo linguaggio figurativo accoglieva suggestioni da Poussin e da Pietro da Cortona. Nel 1723 si trasferì a Roma, ove eseguì squisite decorazioni e dipinse tele antiaccademiche, di gusto rococò, per San Nicola dei Lorenesi (1731), per la cappella Ruffo in San Lorenzo in Damaso, per San Giovanni Calibita e per Santa Croce in Gerusalemme (1751). Del 1733 è un suo primo soggiorno a Torino, ove venne a diretto contatto con Juvara e dipinse le Storie di Enea e Didone per la villa reale di Moncalieri (Roma, Quirinale). Nel 1753 fu chiamato a Madrid da Ferdinando VI e alla corte spagnola rimase sino al 1762, lavorando nel Buen Retiro e all'Escorial. Nel duomo di Napoli è il Trasporto delle reliquie dei santi Eutichete e Acuzio, opera tarda.

Allegoria della pittura ( Budapest,Museo Nazionale di Belle Arti)

Assunta e Santi (1747, Molfetta, Cattedrale)


van Loo


Famiglia di pittori olandesi del XVII e XVIII secolo attivi in Francia il cui capostipite fu Jacob van Loo (Sluis, Zelanda 1614 circa - Parigi 1670) che si stabilì in Francia nel 1662.

Jacob van Loo (Autoritratto)

Jean-Baptiste van Loo (Aix-en-Provence 1684-1745), figlio di Jacob, fu attivo a Tolone e a Torino; a Roma subì l'influenza di Maratta e rientrato in Francia eseguì molti ritratti tra cui Luigi XV giovane, vari soggetti sacri (Istituzione dell'Ordine di Santo Spirito, Parigi, Museo della Legion d'Onore), allegorici e mitologici (Allegoria della nascita del Delfino, Parigi, Hôtel de Ville; Endimione e Selene, Parigi, Louvre). Fu attivo, infine, anche in Inghilterra (Lord Walpole, Londra, National Gallery).

Charles-André van Loo (Nizza 1705 - Parigi 1765) detto Carle, fratello di Jean-Baptiste, fu un buon ritrattista. Dopo vari soggiorni in Italia, tornò a Parigi dove divenne primo pittore di corte e poi direttore dell'Accademia. Alla sua attività di pittore (Déjeuner de chasse, Parigi, Louvre; Mademoiselle Clairon come Medea, Potsdam,Museo) va aggiunta quella di creatore di bozzetti per gli arazzi gobelin.

Carle van Loo Nodriza (Museo Nazionale dell'Avana, Cuba)

Charles-Amédée-Philippe van Loo (1719 -1795), figlio di Jean-Baptiste, studio presso il proprio padre a Torino e a Roma dove, nel 1738, vinse il Prix de Rome. Prima di tornare definitivamente a Parigi si recò ad Aix-en-Provence. A Parigi  venne invitato a divenire membro dell'Académie royale de peinture et de sculpture nel 1747 e, quello stesso anno, sposò la cugina Marie-Marguerite Lebrun, figlia del celebre pittore Miche Lebrun. Ricordiamo il suo ritratto della Zarina Elisabetta di Russia. Tra gli altri sui fratelli anche François (1708-1732) e Louis-Michel (1707-1771) furono pittori.

Ritratto eseguito da Adélaïde

Louis-Michel van Loo (Tolone 1707- Parigi 1771) detto van Loo di Spagna, figlio di Jean-Baptiste, fu notevole ritrattista, attivo a Torino, in Spagna (come primo pittore di Filippo V) e a Parigi (Luigi XV, il Duca di Choiseul, Diderot, Parigi, Louvre).

 

 

Autoritratto con il ritratto del padre Jean-Baptiste

Diderot (1767, Parigi, Louvre)


Perroneau Jean-Baptiste (Parigi 1715 - Amsterdam 1783)


Allievo di Natoire e di Drouais, fu influenzato dalla pittura di Chardin (Il ragazzo col libro, Hermitage). Raffinato ritrattista, usò quasi esclusivamente il pastello, accogliendone le suggestioni cromatiche. Tra le opere più note il Ritratto di Madame de Sorquainville (Parigi, Louvre).

Fanciulla con gattino (1767, Londra, National Gallery)


Oronzo Tiso (Lecce 1726 - 1800)


Esponente del tardo barocco della pittura napoletana, fu molto attivo nella città natale e in tutto il Salento. Soggiornò a Napoli dove studiò diritto canonico e si formò artisticamente nella scuola di Francesco Solimena. Tornato a Lecce nel 1752 fu ordinato sacerdote e nella sua qualità di mansionario della cattedrale si impegnò nella decorazione del Duomo di Lecce realizzando i dipinti dell’area presbiteriale. A Lecce il Tiso ebbe modo di conoscere, anche solo in forma mediata, gli sviluppi della pittura veneziana: le sue tele, infatti, nell’uso dei colori e nelle audaci prospettive, mostrano una certa influenza veneta soprattutto quella del Tiepolo.

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San Francesco di Paola (Lecce, Basilica di Santa Croce) Adorazione dei pastori (Lecce,  Santa Maria delle Grazie)

Pascucci Francesco (1748 - 1803)


Natività (National Gallery of Ireland)


Pietro Longhi Venezia 1702 - 1785)


Pittore italiano di scuola veneziano, cominciò ad avere successo verso i quaranta anni quando riuscì a trovare una sua vena creativa nel dipingere piccole tele su argomenti di tutti i giorni, mostrando luoghi reali e persone. A differenza di molti pittori in vista, di solito costretti a cercare protettori stranieri, Longhi lavorò principalmente per mecenati e collezionisti locali concentrandosi soprattutto sulle attività giornaliere delle aristocratiche famiglie veneziane.


Scott Samuel (Londra 1702 - Bath 1772)


Nella sua prima fase pittorica, fortemente influenzata dall'arte dei van de Velde, si dedicò alle realizzazioni di battaglie navali, dipinti di vascelli, marine, tanto da poter essere chiamato "il van de Velde inglese". Nel 1732 collaborò con G. Lambert alla decorazione degli uffici della Compagnia delle Indie Orientali. Tra le opere migliori di questo periodo, la Battaglia tra la Blast Sloop e due navi corsare spagnole, 1745 (1747, Londra, Wilton House) e la Battaglia dell'ammiraglio Anson a Capo Finisterre (1749, Londra, Tate Gallery), che mostrano una spiccata originalità nell'impostazione drammatica del dipinto. Dopo l'arrivo del Canaletto a Londra nel 1746, Scott. dipinse soprattutto vedute della città, genere di grande successo. Come il Canaletto, anche Scott  da un repertorio di disegni ricavò versioni diverse e ripetizioni di dipinti. Le sue opere più originali in quest'ultimo periodo sono quelle in cui riuscì a combinare le vedute della città con lo stile delle marine: così nella Torre di Londra (1753, Bucks, coll. del visconte di Hambleden) o nell'imponente Arco del ponte di Westminster (Londra, Tate Gallery).